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 Settimanale on line - Direttore Resp. Paola Giudiceandrea Iscrizione Registro Giornali e Periodici Tribunale di Lecco n° 37/02 - Anno II° - Numero V° - 3 febbraio 2003 - www.resistere.it - redazione@resistere.it
 
"Una dichiarazione di guerra"
Il Cavaliere annuncia alla nazione: "sono un perseguitato". I giudici: "E' troppo, intervenga Ciampi"
 
Silvio Berlusconi non ha gradito la sentenza della Corte di Cassazione che lo ha condannato al risarcimento delle spese procedurali e che, soprattutto, ha deciso per il non trasferimento ad altra sede del processo Imi-Sir Sme, che lo vede tra gli imputati insieme a Cesare Previti. Il Cavaliere è così apparso in tv grazie ad una cassetta preregistrata nella sua villa di Arcore, ed ha accusato la magistratura di essere politicizzata.
"Oramai è una persecuzione - ha tuonato il premier - i giudici la smettano di fare la resistenza". E ancora: "Il governo è del popolo e di chi lo rappresenta, non di chi, avendo vinto un concorso, ha indossato una toga".
Ma, ad insorgere contro la decisione dell'Alta Corte non è solo Silvio Berlusconi, tutto il Polo si è chiuso a riccio in difesa del Cavaliere: "subito la riforma della giustizia", "attuare la separazione delle carriere", "reintrodurre l'immunità parlamentare", "punire le toghe che fanno politica" e addirittura "i giudici ai lavori forzati".
E così, le parole del Presidente del Consiglio e quelle degli altri esponenti della Casa delle libertà hanno innescato una reazione a catena. La stampa estera e quella nazionale hanno versato fiumi di inchiostro, l'opposizione si è buttata nella mischia nel tentativo di tutelare le toghe, mentre gli stessi magistrati si sono difesi dalle accuse di parzialità ed hanno chiamato in causa il Capo dello Stato presidente del Csm.
Quelle di Berlusconi sono affermazioni da "preregime", si legge su un'articolo dell'Unità; "un gesto di guerra istituzionale", ha scritto Ezio Mauro su La Repubblica; "accenti autoritari ed echi golpisti, una Sovversione dall'alto", è stato invece il giudizio di Antonio Padellaro.
Sdegno e incredulità, sono arrivati anche dall'estero. Il 30 di gennaio, è tornato infatti ad occuparsi del Bel Paese anche l'Economist: "La notizia che il Premier di una grande democrazia non può spostare il suo processo da un tribunale all'altro come lui vuole, dovrebbe essere un fatto normale - ha commentato il settimanale inglese - ma la democrazia italiana non è normale, e tutto fa pensare che stia per diventare ancora più anormale".
I giornalisti non sono però stati i soli ad usare parole che preannunciano inquietanti scenari: "E' un messaggio arrogante e minaccioso, siamo al populismo", ha commentato Piero Fassino.
E, mentre l'associazione "Articolo 21 liberi di..." ha parlato apertamente di "regime", il presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio ha paragonato le parole di Silvio Berlusconi ad "una dichiarazione di guerra all'intero sistema giudiziario".
 
La dichiarazione di guerra - La Corte: i processi restano a Milano - Le reazioni alla sentenza - Berlusconi in tv parla alla nazione - La replica di opposizioni e magistrati - Anche i giornalisti sul piede di guerra - Il futuro della giustizia - Elezioni anticipate in caso di condanna
Ipse dixit
 
PRIMO PIANO
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Ricerca: commissariato il Cnr, gli scenziati minacciano le dimissioni in massa se passerà la riforma Moratti
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IL BOLLETTINO DEL CORE
CoRe: Consumo Responsabile per la libertà d'informazione
 
COMUNICATO
Dichiarazione di Opposizione Civile
 
APPUNTAMENTI
Martedì 4 febbraio 2003, Arcore
Sabato 8 febbraio 2003, Treviso
Mercoledì 5 febbraio 2003, Milano
Giovedì 6 febbraio 2003, Taranto
Sabato 8 febbraio 2003, Milano
 
RASSEGNA STAMPA
Italiana
Estera
La Corte: i processi restano a Milano
Martedì 28 gennaio i magistrati delle sezioni unite penali della Corte di Cassazione hanno emesso la sentenza: il processo si svolgerà a Milano e riprenderà dal punto in cui era stato interrotto. Inoltre, gli imputati sono stati condannati al pagamento delle spese.
La conclusione, dopo oltre cinque ore di camera di consiglio, è stata, in sintesi, che il sospetto non era legittimo, i giudici di Milano sono assolutamente imparziali e non sono prevenuti nei confronti degli imputati. La legge Cirami è stata inutile.
Ma, quando la Corte si è riunita in Camera di Consiglio, il clima era già molto teso.
Lunedì 27 gennaio, infatti, il sottosegretario al ministero della Giustizia Giuseppe Valentino parlava del trasferimento dei processi come di "una scelta obbligata", mentre il presidente della commissione Giustizia della Camera Gaetano Pecorella indicava già in Brescia la sede legittima per continuare il procedimento (al contrario di Carlo Taormina che preferiva Perugia).
A fare chiarezza era però intervenuto il procuratore generale della Cassazione Antonio Siniscalchi: "Non c'è più alcuna situazione di attualità che motivi il trasferimento dei processi dal giudice naturale ad altra sede".
Insomma, se anche ci fosse stato un periodo in cui il clima a Milano era inadeguato, oggi questo pericolo non c'è più, Borrelli è in pensione e i girotondini non organizzano più i "palavobis".
 
Le reazioni alla sentenza
Subito dopo la sentenza l'avvocato di parte civile Giuliano Pisapia aveva commentato: "Ha vinto la giustizia, spero che nessuno abbia ora la spudoratezza di dire che anche le sezioni unite hanno violato la legge".
Detto fatto, le agenzie di stampa hanno cominciato a battere decine e decine di commenti infuocati.
Secondo il presidente della Commissione Giustizia della Camera, nonchè avvocato del premier, Gaetano Pecorella "pare che solo la Corte di Cassazione non si accorga che nei tribunali di Milano si fa politica" mentre per il portavoce di Forza Italia Sandro Bondi la sentenza altro non era che "l'ultimo anello di una catena di avvenimenti che confermano la politicizzazione della magistratura italiana".
Sul piede di guerra anche Alessandro Cè, a nome della Lega, secondo il quale era necessario "imporre riforme che sanzionino quelle parti della magistratura che si comportano come vere fazioni politiche".
Ma la sentenza offriva al Polo anche la possibilità di gettar fango sull'opposizione, secondo Ignazio La Russa, infatti, la decisione della Cassazione poneva fine "una volta per tutte a polemiche, offese, strumentalizzazioni che per mesi hanno accompagnato la Cirami".
Sulla stessa lunghezza d'onda lo stesso Cirami: "Aspetto le scuse dei miei detrattori che per mesi e mesi mi hanno accusato di aver presentato un disegno di legge mirato per il processo di Milano".
Toni completamente diversi sul fronte opposto, quello della Magistratura e di tutti coloro che da sempre si battono in nome della questione morale.
Estremamente soddisfatto Marco Travaglio: "La sentenza della Cassazione dimostra che non si sono ancora messi in tasca l'intero paese. Per fortuna, in Italia, ancora c'è chi difende la legalità".
Parole di gioia anche quelle Gerardo D'Ambrosio: "Come magistrato ritengo che la decisione della Cassazione sia ineccepibile sotto il profilo tecnicogiuridico; come privato cittadino sono contento perché una sentenza opposta poteva generare il dubbio deplorevole che il corso della giustizia potesse essere alterato attraverso la sostituzione del giudice".
Più cauti, ma egualmente soddisfatti i magistrati ancora al lavoro; da Vitiello a Spataro passando per Giuseppe Gennaro, segretario di Unità per la Costituzione: "La decisione di oggi segna in pratica l'affondamento definitivo della Cirami. Perché se non è stata ritenuta applicabile nei processi di Milano non si vede in quali altri casi potrà esserlo".
Puntuale è arrivato anche il commento del vice presidente dell'Anm Piero Martello: "La decisione della Cassazione riconferma la serenità della magistratura milanese. La Cassazione ha confermato che nella sede giudiziaria di Milano non c'è nessun pericolo sotto il profilo dell'equilibrio e della compostezza".
 
 
Berlusconi in tv parla alla nazione
"In una democrazia liberale nessuno è al di sopra della legge, e dunque le sentenze si rispettano come si rispetta la presunzione d'innocenza degli imputati".
Era partito bene, Silvio Berlusconi, che ha parlato agli italiani grazie ad una cassetta preregistrata e mandata in onda, mercoledì scorso, da tutti i tg nazionali.
Ma, "in una democrazia liberale i giudici applicano la legge, non fanno politica e non fanno resistenza, resistenza, resistenza a chi è stato scelto dagli elettori per governare".
Il presidente del Consiglio si è sentito in dovere di spiegare agli italiani cos'è una democrazia liberale: "Chi governa per volontà sovrana degli elettori è giudicato solo dai suoi pari, dagli eletti del popolo, perchè la consuetudine e le leggi di immunità e garanzia lo mettono al riparo dal rischio della persecuzione politica per via giudiziaria".
Berlusconi, poi, ha parlato della soppressione dell'immunità parlamentare, "imposta dai giudici a un Parlamento intimidito e condizionato" da quelle stesse toghe che nel 1994 misero platealmente sotto accusa "un governo sgradito alla magistratura giacobina di sinistra".
"Il governo è del popolo e di chi lo rappresenta non di chi avendo vinto un concorso ha indossato una toga, ha soltanto il compito di applicare la legge".
Poi, un triste reply della conferenza stampa di fine anno, l'elenco dei procedimenti della magistratura a suo carico, numeri che fanno rabbrividire.
Il presidente, in una sorta di incredibile autodifesa, ha informato gli italiani che quello stesso presidente ha subito 87 procedimenti penali e 1.561 udienze processuali.
"Una persecuzione politica", insomma, e la sentenza della Cassazione altro non sarebbe che la prova che una parte della magistratura è politicizzata.
Poi il Cavaliere ha concluso: "Oggi sono in gioco i principi della Costituzione e della divisione dei poteri (..) Farò fino in fondo, il mio dovere di presidente del Consiglio dei ministri senza tradire mai il mandato dei miei elettori perché è su quel mandato che si fondano la convivenza civile dei cittadini e l'immagine dell'Italia nel mondo. E ora, come sempre, al lavoro".
 
La replica di opposizioni e magistrati
Il segretario dei Democratici di Sinistra Piero Fassino ha bollato come "arroganti e minacciose" le parole del premier, un premier che pensa di "potersi mettere al di sopra della legge" e che "pretende un'inaccettabile impunità".
Fassino, che ha ricordato che mai qualcuno era arrivato ad aggredire la Suprema Corte di Cassazione ("la più alta autorità della magistratura italiana"), ha parlato anche di popolismo e di "affermazioni di gravità inaudita".
Poi, Fassino ha usato un linguaggio che tanto ricorda gli striscioni per i quali i girotondini erano stati accusati di estremismo: "In alcuni campi, come nella giustizia, c'è una strisciante guerra civile da parte del governo".
Parole di fuoco anche dalla bocca di Antonio Di Pietro, che ha giudicato le dichiarazioni del premier "destabilizzanti". Secondo il leader dell'Italia dei Valori è necessario ricorrerre ad una "mobilitazione permanente", ed è bene tenersi pronti a contrastare l'eventuale progetto di immunità parlamentare con un referendum.
Nella mischia anche il presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio: "L'appello in tv senza nemmeno un contraddittorio è proprio di chi fa un uso plebiscitario del potere. La sua è una dichiarazione di guerra all'intero sistema giudiziario".
Più morbido il giudizio di Francesco Rutelli che, prima ha condannato le dichiarazioni del premier definendole "un errore", poi ha aggiunto che comunque, fino alla condanna in terzo grado di giudizio, "non dovrebbe dimettersi".
Tutt'altro tono quello usato dall'Associazione nazionale magistrati, secondo la quale la dichiarazione pronunciata da Berlusconi "nella qualità di primo ministro, coinvolge la magistratura italiana nel suo complesso e mette in crisi alla radice la fiducia dei cittadini nella giustizia indipendente".
Molto duro anche il commento del vicepresidente del Csm Virginio Rognoni: "La decisione, come tutte le decisioni giudiziarie, può non essere condivisa, ma non può essere l'occasione per attacchi denigratori e delegittimanti nei confronti della magistratura. Non c'è nessun governo delle toghe".
Non si è fatta attendere anche la replica della Giunta dell'Unione delle camere penali, secondo la quale "le recenti affermazioni del Presidente del Consiglio coinvolgono la giurisdizione nel suo complesso e costituiscono un precedente che non può che suscitare allarme".
I magistrati hanno anche chiesto l'intervento del Presidente della Repubblica: "Il Capo dello Stato deve intervenire a tutela della magistratura, oggetto anche di insulti" ha commentato il consigliere del Csm Giuseppe Meliadò. Gli ha fatto eco il sostituto procuratore generale in Cassazione Libertino Russo: "Di fronte ad attacchi così forti forse i magistrati non devono parlare, ma devono intervenire il Capo dello Stato e il Csm".
 
Anche i giornalisti sul piede di guerra
Il discorso di Berlusconi non ha avuto solo l'effetto di fare insorgere opposizione, giudici e società civile, ma ha messo in allarme anche i giornalisti.
I giornalisti sono infatti infuriati, per via della cassetta preregistrata ad Arcore e mandata in onda dai tg.
L'Usigrai, il sindacato dei giornalisti della Tv pubblica, ha accusato il presidente: "C'erano redattori e telecineoperatori della Rai, ma non è stato permesso loro di fare i giornalisti. La dichiarazione del Presidente del consiglio è stata ripresa soltanto dal suo operatore di fiducia".
Anche il comitato di redazione del Tg1 non ha gradito, "I giornalisti - ha spiegato la redazione in un comunicato - sono stati usati come postini. Si è voluta organizzare una finta conferenza stampa col solo scopo di rendere la situazione meno imbarazzante per tutti. Ma il rimedio è stato decisamente peggiore del male. Se prima c'era il sospetto che Berlusconi confondesse i giornalisti con la buca delle lettere, adesso il rischio è che pretende di utilizzarli come postini".
Ma le parole più dure sono arrivate dall'associazione a tutela della libertà di stampa "articolo 21 liberi di....". Secondo Giuseppe Giulietti "è sconcertante che il presidente del Consiglio prima di recarsi negli Usa ha sentito il bisogno di fare un comizio sulle sue vicende private, contro la magistratura italiana. In questi momenti risalta in modo ancora più vistoso il suo conflitto di interessi e il controllo diretto dei mezzi di comunicazione. Questo ci fa capire meglio di ogni altro discorso, cosa ha in mente Berlusconi per il prossimo futuro".
 
Il futuro della giustizia
Non si prospetta roseo il confronto sulla giustizia delle prossime settimane.
La Casa delle libertà sembra infatti intenzionata a rischiare, costi quel che costi, uno scontro diretto con giudici ed opposizione.
Obbiettivi prioritari della Casa delle libertà sembrano essere infatti diventati l'immunità parlamentare e la sospensione dei processi per i membri del governo.
Reintrodurre insomma quella immunità che fu tolta, per dirla con le esatte parole di Berlusconi, dalle "correnti politicizzate della magistratura giusto dieci anni fa", che la "imposero a un Parlamento intimidito e condizionato".
Ma la verità è sotto gli occhi di tutti, ed è stata confermata persino dal Senatore Francesco Cossiga, da sempre nemico giurato della magistratura ed amico dichiarato del premier. Il 27 ottobre del 1993 il parlamento approvò l'abolizione dell'immunità grazie alle due mozioni presentate da Umberto Bossi, Roberto Maroni e Roberto Castelli per la Lega e da Gianfranco Fini, Maurizio Gasparri ed Ignazio La Russa per An.
Ma la riforma della giustizia non dovrebbe limitarsi alla sola immunità parlamentare, sul tavolo c'è soprattutto la separazione delle carriere dei magistrati.
Inoltre, si fa sempre più strada il progetto di sottomettere il potere giudiziario a quello esecutivo, abbattendo il principio della separazione dei poteri previsto dalla Costituzione.
Nel frattempo, in attesa che la maggioranza sia pronta a varare le riforme, sembra che siano in arrivo azioni disciplinari (o rappresaglie) del Guardasigilli Castelli per le toghe politicizzate.
Intanto, la lega, che nel lontanissimo 1992 aveva portato un cappio in parlamento per "impiccare" simbolicamente i politici corrotti colti in fragrante dai magistrati milanesi, sembra avere cambiato radicalmente maglia di gioco.
Il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli (legista) ha minacciato: "A breve pagheranno anche i giudici", anche con i "lavori forzati".
 
Elezioni anticipate in caso di condanna
Il primo a parlare di elezioni anticipate era stato il ministro per le Riforme Umberto Bossi, subito dopo la sentenza della Corte Suprema. Poche ore dopo è arrivata la conferma dal premier in persona: "Se dovesse accadere qualcosa di simile a quanto accadde nel '94 non ci sarebbe esitazione alcuna a ritornare dal detentore della sovranità, che è il popolo".
Si sono invece detti contrari al voto anticipato i centristi di entrambi i poli. Secondo il deputato del Biancofiore Volonté "il vaglio degli elettori nei confronti del presidente del Consiglio e di tutta la Cdl si è consumato il 13 maggio".
Ha bocciato l'ipotesi anche Francesco Rutelli, che ha comunque assicurato di non temere il confronto elettorale: "Se qualcuno volesse andare a votare noi saremo pronti non a fare ribaltoni, ma a vincere nuove elezioni". INDICE
 
"Io ho lasciato tutto in mano agli avvocati, ma se fossi lì di persona, hai voglia di come andrebbero le cose in maniera diversa. Io interverrei in maniera più precisa ed efficace." Parola di Silvio Berlusconi, al secolo "l'Unto del Signore".
Il Capo del Governo è rammaricato, perchè le vesti di presidente operaio non gli "consentono" di indossare quelle di presidente avvocato.
Sivio Berlusconi non è nuovo a questo tipo di dichiarazioni, una sorta di autoesaltazione che, come disse lui stesso nel maggio del '94, è conseguenza di "un complesso di superiorità che debbo frenare".
Infatti, i suoi legali non sono che le ultime vittime del complesso di superiorità del Cavaliere, prima di loro era toccato ai vertici della Fiat: "Se io fossi libero e non avessi questa responsabilità - disse Berlusconi dopo aver bollato come "inadeguato" il management dell'Azienda - mi offrirei per prendere in mano la Fiat".
Si contano a decine le dichiarazioni di autostima del premier, anche se Berlusconi diede probabilmente il meglio di se due mesi prima delle elezioni politiche del maggio 2001: "Non c'è nessuno sulla scena mondiale che può pretendere di confrontarsi con me, nessuno dei protagonisti della politica ha il mio passato, ha la stessa storia che ho io - disse l'allora capo dell'opposizione - Quando mi siedo a fianco di questo o quel primo ministro o di un capo di Stato, c'è sempre qualcuno che vuole dimostrare di essere il più bravo, e questo qualcuno non sono io".
Poi concluse: "La mia bravura è fuori discussione, la mia sostanza umana, la mia storia, gli altri se la sognano. Sono loro che devono dimostrare a me di essere bravi".
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L'Italia ha concesso agli Stati Uniti d'America l'utilizzo delle basi aeree italiane da utilizzare come appoggio durante le operazioni contro l'Iraq.
La notizia, data la scorsa settimana dal ministro della Difesa Antonio Martino ai presidenti di Camera e Senato, ha suscitato un vespaio di polemiche, non solo nel mondo politico. Infatti, i più critici sono stati i vescovi che, per bocca del cardinale Angelo Sodano, segretario di Stato Vaticano, hanno definito la guerra "non solo ingiusta, ma soprattutto inutile".
Dal mondo politico, invece, la prima reazione alla notizia è stata quella dei Verdi, che hanno presentato una mozione contro la concessione delle basi italiane agli Usa.
Intanto, il premier Silvio Belrusconi continua la sua intensa attività diplomatica, che ha come obiettivo principale quello di riuscire a convincere Francia e Germania, i due Paesi europei più scettici, della necessità dell'azione militare nei confronti dell'Iraq.
Il Cavaliere, la scorsa settimana, ha incontrato prima il premier britannico Tony Blair e poi il presidente americano George Bush, con i quali ha discusso della strategia
comune da seguire per creare, appunto, un ampio consenso a livello europeo.
 
Dopo il mondo dell'università ora tocca anche a quello della ricerca.
I ricercatori italiani, infatti, hanno lanciato un messaggio forte e chiaro al ministro Letizia Moratti: "Se passa il suo progetto di accorpamento degli enti di ricerca, ce ne andiamo".
Ma la Moratti non solo ha deciso di portare avanti i decreti legislativi sul riordino del Cnr, dell' Istituto Nazionale di Astrofisica e dell' Agenzia Spaziale Italiana, ha persino deciso di commissionare il Cnr, nominando il rettore della Luiss Adriano De Maio commissario straordinario.
Durissime, quindi, le reazioni del mondo dei ricercatori. L'attuale presidente del Cnr, Lucio Bianco, ha parlato di "un atto del tutto illegittimo", mentre il presidente dell'Istituto nazionale di Fisica della Materia, Flaivo Toigo, ha annunciato le proprie dimissioni. Anche il premio Nobel Rita Levi Montalcini si è schierata contro la decisione della Moratti: "Una decisione deplorevole che non farà che scoraggiare anche i più giovani impegnati nel mondo della ricerca".
Preoccupato, infine, per la fuga di "cervelli" anche Romano Prodi, che, all'indomani del commissariamento, ha affermato: «E' un suicidio per le prossime generazioni ed è anche una ingiustizia nei confronti dei nostri giovani che sempre più vanno all'estero».
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Si fanno sempre più numerose le pressioni dell'Unione europea sul conflitto di interessi di Silvio Berlusconi.
L'ultima, in ordine di tempo, è arrivata dalla "risoluzione sulla libertà dei mass media in Europa", approvata la scorsa settimana a larghissima maggioranza.
Con 103 voti a favore e 14 contrari, infatti, l'assemblea ha varato un documento che contiene un paragrafo molto critico nei confronti del nostro Paese: "In Italia il conflitto di interessi potenziale fra le funzioni politiche che esercita il signor Berlusconi e gli interessi privati di quest'ultimo nell'economia e nei media costituisce, se non saranno attuate misure chiare di salvaguardia, una minaccia per il pluralismo dei media e dà un cattivo esempio alle giovani democrazie".
Vero è che la risoluzione, presentata dalla finlandese Tytti Isohookana Asunman, non riservava critiche solo al nostro Paese, altrettanto vero che un europarlamentare della Casa delle Libertà, Gennaro Malgeri, abbia provato a cancellare con un'emendamento il paragrafo dedicato all'Italia.
 
Inflazione in calo rispetto al dicembre 2002. Il dato diffuso dall'Istat parla infatti di un aumento dei prezzi su base annua del 2,7%, contro il 2,8% dello scorso anno. Una notizia positiva, viste le polemiche degli ultimi mesi e i soliti, continui moniti dell'Unione europea che incalza l'Italia sulla necessità delle riforme strutturali per rispettare i parametri di bilancio.
Ma l'inflazione al 2,7% non convince per niente sindacati e associazioni dei consumatori. Motivo: il sistema di calcolo dell'indice dei prezzi non è aggiornato ai moderni consumi. Insomma, sotto accusa è il famigerato paniere, che contiene ancora voci, come il borotalco e la farina di granoturco, che ormai non pesano più sul bilancio di ciascuna famiglia. Così, dopo mesi di batti e ribatti tra Istat e associazioni di consumatori, l'ultima proprio questa relativa ai dati sull'inflazione, sembra che l'istituto di ricerca si sia deciso a cambiare il paniere tenendo conto dei suggerimenti dei consumatori. Nell'elenco, infatti, compaiono prodotti nuovi, come il dvd, giacche e scarpe in pelle, il pediatra, e la Rc auto peserà di più, il 34%, nel calcolo dell'indice dei prezzi. In totale, i beni di consumo che entrano sono 34, mentre ne escono 21.
I giudizi sul nuovo paniere, per il momento, sono cauti, ma sindacati e commercianti, che tanto hanno criticato l'ultimo dato sull'inflazione, non hanno invece attaccato l'Istat per la composizione del paniere.
 
 
 
Il governo Berlusconi è stato spesso accusato di esercitare pressioni sulla stampa, ma gli atti di intimidazione spesso denunciati, riguardavano, ad oggi, i soli periodici italiani.
La settimana scorsa, però, il governo ha deciso di muoversi anche oltre le Alpi, obbiettivo il Financial Times, da sempre uno dei quotidiani inglesi più ostili alla maggioranza della Casa delle libertà.
Il ministro delle Attività Produttive Antonio Marzano ha infatti annunciato che il governo si sta muovendo "a livello diplomatico" per tutelare i diritti dell'Italia spesso calpestati dal giornale britannico.
"Giornali come il Financial Times ci attaccano in modo denigratorio, offendendo la verità" ha attaccato il ministro, "il Financial Times è uno dei giornali economici stranieri che di recente ha presentato in termini estremamente negativi e infondati chi siamo". Marzano ha poi concluso: "Come ministro e prima ancora come cittadino
italiano avverto il dovere di difendere l'immagine del nostro Paese".
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Il movimento neofascista di Forza Nuova ha inaugurato, sabato scorso, una nuova sede a Modena.
La celebrazione è stata caratterizzata da violenti scontri: gli esponenti dell'estrema destra si sono infatti scontrati con alcuni manifestanti che aveno organizzato una mobilitazione di protesta.
Sul posto sono dovute intervenire le Forze di polizia per ripristinare l'ordine, ma si sono contati comunque alcuni feriti, due dei quali hanno dovuto ricorrere alle cure del Pronto Soccorso.
Non è che l'ultimo dei fatti di violenza nei quali sono rimasti coinvolti i giovani di Forza Nuova.
Venerdì 10 gennaio, 23 aderenti al movimento, avevano aggredito il leader dell'Unione dei musulmani Adel Smith durante la registrazione di un programma televisivo. La notte tra sabato 12 e domenica 13 gennaio, invece, alcuni teppisti avevano imbrattato, a Genova, le lapidi degli eroi caduti durante la Resistenza, sulle quali era stato pitturato anche il simbolo di Forza nuova. Episodio analogo a quello di Modena, con scontri tra militanti neofascisti e Carabinieri circa due settimane fa a Bologna. Infine, sabato 25 gennaio, il movimento estremista per "La giustizia
sociale", composto da circa 600 persone, aveva sfilato per le strade di Napoli, contemporaneamente un'altra mobilitazione di Forza Nuova si svolgeva a Verona.
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Il ministro Castelli ha annunciato due provvedimenti disciplinari contro i magistrati che, durante uno scambio di corrispondenza telematica, offesero il parlamentare di Forza Italia Schifani.
Le sanzioni serviranno a punire alcune e-mail scritte da alcune toghe del giugno scorso, divenute accidentalmente di dominio pubblico, nelle quali i magistrati definivano, con un gioco di parole, "schifoso" il senatore Schifani.
Il Guardasigilli non ha fatto i nomi dei due magistrati che saranno puniti, si è limitato a precisare che, tra loro, non vi è Spataro, che sembrava invece rimasto implicato nella vicenda.
 
Francesco Saverio Borrelli è tornato a parlare, la scorsa settimana, di politica e giustizia, in occasione di un convegno all'Università Bicocca dal titolo "Legalità tra etica, diritto e politica".
L'ex procuratore ha innanzittutto chiarito il significato del suo discorso all'inaugurazione dell'anno giudiziario 2002, che molti politici avevano interpretato come un invito ai giudici a resistere contro il governo.
"Era un invito a resistere alla tendenza alla disgregazione del senso civico, allo spappolamento della coscienza civica, a resistere al predominio degli interessi sulla razionalità e sulla ragione - ha detto Borrelli - Esortavo a resistere contro quella parte di noi stessi che tende a far prevalere i propri interessi".
Ma, soprattutto, secondo Borrelli quel triplice resistere "è stato mal interpretato da coloro che non ebbero modo di leggere interamente l'intervento".
"Intendevo esortare non a combattere il Governo - ha spiegato l'ex giudice - bensì a denunciare quella tendenza all'egoismo, alla disgregazione che predomina sul senso civico e che è tipica dell'io postmoderno".
Borrelli ha parlato anche di uno dei più grossi mali italiani, quello che vede i politici del nostro Paese sempre più restii dall'accettare la presenza di una magistratura che sia libera di poterli giudicare: "Un controllo che politici insofferenti tendono a respingere, in qualche modo facendosi scudo del consenso dei loro elettori, come una sorta di assoluzione popolare, accusando la magistratura, a sua volta, di perseguire obiettivi di lotta politica, in base ad una catena di falsi sillogismi".
Poi, il discorso di Borrelli ha perso la sua generalità e l'ex toga ha parlato apertamente delle ultime iniziative dell'attuale governo, iniziative come la commissione d'inchiesta su tangentopoli: "Propòsi una commissione d'inchiesta sulla corruzione. Avrebbe dovuto studiare il fenomeno che era sistemico più che sistematico. Ora invece c'è il tentativo di fare il processo ai giudici".
Nel mirino di Borrelli è finito poi anche Roberto Castelli, ovvero "quell'ingegnere che fa il Ministro della Giustizia": "Ha detto che cambierà i giudici. Ma sappia che non è così semplice, questo spetta al Csm".
Parole dure anche sull'ultima iniziativa del Guardasigilli, la sostituzione, nei tribunali, della scritta "La giustizia è uguale per tutti" con "La giustizia è amministrata in nome del popolo": "Viene da pensare - ha detto l'ex giudice - che persino quella scritta in qualche modo voglia significare una sorta di invito a non disturbare il manovratore che ha ottenuto la maggioranza dal popolo e deve aver diritto di continuare e, da quell'onda di consenso popolare, dovrebbe essere protetto contro le invasioni di campo".
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Ha suscitato un vespaio di polemiche la decisione di una professoressa dell'università di Brescia di promuovere un opuscolo dal titolo "Bada alla Bossi-Fini! Contenuti, cultura e demagogia della nuova legge sull'immigrazione".
La professoressa Mazzarese, insegnante di Filosofia del Diritto ha infatti proposto la lettura del fascicolo agli studenti del suo corso.
I rappresentanti del Movimento universitario padano sono insorti accusando la professoressa di aver consigliato un testo dove "si incita a boicottare la Bossi Fini" ed hanno chiesto l'intervento dei parlamentari del Carroccio.
Il Mup ha anche distribuito un volantino molto provocatorio: "Facoltà di Giurisprudenza: Fakoltà comunista?"
L'opuscolo, che secondo il Mup sarebbe quindi materiale filocomunista è un fascicolo promosso da Altreconomia, dall'Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione, dal Consorzio italiano di solidarietà, da Lo straniero, da Lunaria e da Terre di mezzo.
La professoressa si è difesa dal linciaggio dei padani: "Non è affatto una dispensa, ma fa parte di materiali distribuiti ai frequentanti di quattro seminari di approfondimento della parte monografica del corso".
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Come annunciato sabato scorso dallo stesso Berlusconi, la riforma della giustizia è diventata la priorità del governo, e ha farne le spese saranno, con buona pace di Bossi, gli altri progetti nel cantiere della Casa delle libertà come la devolution.
Ma la riforma federale non è l'unica vittima della sentenza della Cassazione (che ha negato lo spostamento dei processi di Silvio Berlusconi da Milano ad altra sede), anche l'indulto, caduto in stallo già nei giorni scorsi, verrà probabilmente frenato.
Dopo la bagarre della scorsa settimana, con una netta frattura tra maggioranza e opposizione (ma anche all'interno dei due schieramenti) ora la crisi potrebbe diventare definitiva, anche perchè non sembra che molti politici considerino vitale la questione.
 
Settimana di passione per il ministro delle Riforme Umberto Bossi, rimasto vittima di due procedimenti per diffamazione.
Le querele sono arrivate dai legali di Sergio Cofferati e da quelli del direttore del quotidiano Libero Vittorio Feltri. L'ex leader della Cgil vuole giustizia per le dichiarazioni del Senatur a margine dell'assassinio del plurisgiurista Marco Biagi, Cofferati veniva infatti considerato da Bossi "il responsabile di quel clima di intolleranza nel quale era maturato l'omicidio". I legali del "Cinese", per questa e per altre simili dichiarazioni, hanno chiesto un risarcimento di 500mila euro.
Desta invece maggiore sorpresa la querela del giornalista Feltri, al quale non sono piacute alcune parole che Umberto Bossi avrebbe pronunciato sul suo conto.
Il Senatur aveva infatti accusato Feltri, dalle pagine de La Padania, di essere "un falsificatore al servizio della sinistra".
Ma Bossi era andato anche oltre: "C'è chi è convinto che il potere venga dall'alto, che ci sono i diritti artificiali, che va coltivata la famiglia orizzontale (compresa quella omosessuale) la dose minima di pedofilia, e Feltri sta proprio da quella parte".
Parole che potrebbero costare al capo del Carroccio e al quotidiano la Padania una cifra di quasi tre milioni di euro, e cioè la richiesta che lo stesso Feltri pretende ora come risarcimento per il danno all'immagine.
Ma, prima di finire davanti ad un giudice per rispondere delle offese, Umberto Bossi dovrà essere "giudicato" dalla giunta delle autorizzazioni a procedere della Camera.
Scontato il verdetto: la giunta deciderà, in entrambi i casi, per l'insindacabilità delle frasi di Bossi, evitandogli i procedimenti.
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Si sono svolte molteplici iniziative il 27 gennaio scorso per ricordare le vittime della Shoah.
E, se le agende della società civile e delle comunità ebraiche erano piene di impegni, anche l'esecutivo ha cercato di fare la sua parte.
Il Capo del governo Silvio Berlusconi è apparso in Tv per ricordare il giorno della memoria, il vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini ha parlato di questa "triste pagina della storia italiana" agli studenti all'Auditorium di Roma. Anche i parlamentari si sono dati da fare: il presidente della Camera dei Deputati Pier Ferdinando Casini è intervenuto all'inaugurazione di un Museo dedicato all'eroe italiano Giorgio Perlasca, mentre l'Europarlamentare Antonio Tajani ha visitato il Museo della Comunità ebraica romana.
Tutto andava per il meglio, fino al comunicato della Presidenza del Consiglio nel quale la giornata della memoria veniva definita un "segno di omaggio alle vittime innocenti di tutti gli stermini e i genocidi della storia".
Insomma, omaggio agli ebrei uccisi, ma altrettanto vivo il ricordo dei caduti nei campi di concentramento sovietici.
Una "genericità" che non è piaciuta al presidente dell'Unione delle comunità ebraiche Amos Luzzatto: "non è esattamente quello che la Giornata della memoria ha previsto, non va diluita, annacquata".
Sulla stessa lunghezza d'onda anche lo storico Gianni Oliva, secondo il quale è giusto parlare delle tragedie come quella delle Foibe, "ma non il 27 gennaio quando si ricordano le vittime del nazismo in nome della razza".
Per la verità, anche il Cavaliere, nel suo messaggio televisivo, aveva parlato del '900 come di un secolo che sarà "ricordato per gli orrori e le sofferenze inferte agli uomini dai due totalitarismi: quello nazista e quello comunista".
Un dejà vu che ha ricordato la commemorazione del 25 aprile 2002, quando alcuni esponenti del governo omaggiarono la Resistenza "senza dimenticare chi lottò contro i regimi comunisti", per non parlare dell'onore che, secondo alcuni rappresentanti dell'attuale maggioranza, si deve in egual misura ai caduti partigiani e ai repubblichini di Salò.
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"Tende a centralizzare tutto di nuovo". E' stata definita così la riforma del Corpo forestale che il parlamento si appresta ad approvare.
Ad usare queste parole non è stata però l'opposizione, bensì la Lega Nord, che non si è limitata alle sole proteste. La scorsa settimana, infatti, il Carroccio non ha partecipato alla votazione alla Camera. L'aula ha approvato comunque la legge, con la Lega sull'Aventino, e si appresta a fare altrettanto anche al Senato.
Il Carroccio non è stato però l'unica forza politica ad opporsi al progetto di riforma, con loro c'erano infatti gran parte delle opposizioni.
 
 
Il primo cittadino di Treviso Giancarlo Gentilini ha dichiarato guerra ai cigni.
Dopo aver passato gran parte della sua carriera politica impegnato nella lotta contro gli extracomunitari clandistini, il sindaco ha momentaneamente cambiato obbiettivo e si è dedicato alla fauna di lago.
I cigni del Sile sono troppi, più di 700 e probabilmente il loro numero crescerà ulteriormente nei prossimi mesi. E così Gentilini ha trovato la soluzione, un'iniezione letale nelle uova, prima della schiusa, stroncherà sul nascere la vita dei piccoli uccelli.
 
 
 
 
Un grande successo per la tv di Stato, in netta ripresa negli ultimi mesi per quanto riguarda gli ascolti.
Dopo aver dato un'occhiata agli ultimi dati sull'auditel, ecco la fotografia della Rai del presidente dell'Azienda Antonio Baldassarre e del direttore generale Agostino Saccà.
Peccato che i responsabili comunicazioni dell'Ulivo, l'associazione articolo 21 liberi di... e i sindacati dei giornalisti non la pensino affatto così, e abbiano capovolto completamente il giudizio.
Guardando le ultime proiezioni, infatti, i programmi più gettonati dagli italiani sarebbero quelli di Canale 5, seguiti da quelli della prima rete Rai e da quelli di Italia 1, con Raidue destinata ad accontentarsi del quarto posto.
Insomma, la Rai orfana di Biagi e Santoro non solo non è in miglioramento, ma è addirittura destinata a perdere ancora punti di share rispetto alla "concorrenza".
E, a proposito di giornalisti licenziati, è tornato a parlare dei problemi della Rai anche il leader della Margherita Francesco Rutelli, e lo ha fatto in occasione di una visita al giornalista Enzo Biagi.
Durante un'incontro a Milano, Rutelli ha espresso la sua solidarietà per la soppressione del programma Il Fatto, definita una vera e propria discriminazione ad opera dei vertici di Viale Mazzini.
"Il potere dovrebbe raddoppiare lo spazio per un uomo libero se siamo davvero in un Paese libero" ha commentato l'esponente dell'Ulivo che ha definito Biagi "un grande italiano".
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Numero 12 - 29 gennaio 2003
In questo numero: 1. Introduzione 2. Elenco dei prodotti più pubblicizzati nell'ultimo mese 3. Elenco dei prodotti più pubblicizzati da aprile a dicembre 2002 4. Abbiamo un nuovo indirizzo per il sito 5. Organizziamoci sul territorio 6. L'agenda degli eventi 7. Terminiamo le nostre e-mail con uno slogan pro CoRe
  1. Introduzione Il Consumo Responsabile è un invito a non collaborare al conflitto di interessi di Silvio Berlusconi, proprietario di Mediaset e Publitalia ed anche Presidente del Consiglio. Ogni nostro acquisto di prodotti reclamizzati sulle reti Mediaset significa un contributo economico a sostentamento di questa inaccettabile situazione: invitiamo pertanto tutti i cittadini a compiere i loro acquisti in modo responsabile. A tale scopo pubblichiamo regolarmente un elenco dei 15 prodotti maggiormente pubblicizzati sulle reti Mediaset. L'elenco completo delle presenze pubblicitarie ed ulteriori dettagli su questa iniziativa sono disponibili sul sito internet www.consumoresponsabile.it  Lo scopo dell'iniziativa è interagire con i meccanismi del mercato pubblicitario televisivo, in modo che le aziende coinvolte facciano pressione su Berlusconi perché venga data una soluzione credibile alla situazione di conflitto di interessi nell'informazione televisiva, dato che Silvio Berlusconi è nello stesso tempo Presidente del Consiglio e controllore delle principali reti televisive italiane, nonché della distribuzione pubblicitaria televisiva. E' molto importante comunicare alle aziende questa nostra decisione e le motivazioni, in modo che le aziende conoscano ciò che stiamo chiedendo. Per questo vi invitiamo a scrivere alle aziende andando alla pagina http://www.consumoresponsabile.it/lettere.php
  2. Elenco dei prodotti più pubblicizzati nell'ultimo mese Nel periodo dall'8 dicembre al 18 gennaio i prodotti più pubblicizzati sulle reti Mediaset sono stati: 1) Procter & Gamble Co. (Ace, AZ, Bolt, Das, Hugo Boss Profumi, Infasil, Lacoste Parfums, Laura Biagiotti Profumi, Mastro Lindo, Oil of Olaz, Pantene, Pringles, Swiffer, Tempo, Viakal, Vicks) 2) L'Oréal (Cacharel, Garnier, Giorgio Armani Parfums, Lancôme, Maybelline, Ralph Lauren) 3) Telecom Italia (Alice ADSL, Pagine Gialle, TIM) 4) Vodafone Omnitel 5) De Agostini 6) Gruppo Mondadori (Casa Facile, Casaviva, Cosmopolitan, Cucina No problem, Flair, Jack, Men's Health, Panorama, TV Sorrisi e Canzoni, Giorgio Forattini, Bruno Vespa) 7) Nestlé S.A. (Buitoni, Friskies, LC1, Levissima, Motta, Nesquik, Perugina, Acqua Vera) 8) Barilla S.p.A. (pasta e sughi, Mulino Bianco, Pavesi) 9) Wind (Wind, Infostrada) 10) Perfetti Van Melle S.p.A. (Alpenliebe, Golia, Vigorsol, Vivident) 11) Fiat S.p.A. (Alfa Romeo, Fiat, Lancia) 12) Ferrero S.p.A. (Estathé, Kinder, Mon Cheri, Rocher, Tic Tac, Tronky, Yogo Brioss) 13) Fabbri Editori 14) Bolton Group International S.A (Omino Bianco, Rio Mare, Roberts, Smac, WC Net) 15) Sony Corp. (Playstation 2, Sony Music, Columbia) Per scaricare una versione stampabile della lista http://www.consumoresponsabile.it/volantini Sul nostro sito puoi trovare la lista completa e dettagliata di tutti i prodotti, ed a breve pubblicheremo la consueta analisi dei dati rilevati nell'ultimo periodo di monitoraggio a cura dell'Osservatorio CoRe. Invitiamo tutti i consumatori responsabili a comunicare alle aziende la loro scelta, in modo che le aziende sappiano quali sono le nostre richieste di cittadini e loro consumatori. La comunicazione della nostra scelta verrà inviata anche alle principali catene di distribuzione dei supermercati ed alle associazioni di categoria, nonché direttamente alle società Mediaset e Publitalia. Per la spedizione via email è sufficiente cliccare sull'apposito link nella pagina: http://www.consumoresponsabile.it/lettere.php
  3. Elenco dei prodotti più pubblicizzati da aprile a dicembre 2002 Pubblichiamo l'elenco delle aziende che hanno fatto più inserzioni pubblicitarie sulle reti Mediaset nel periodo monitorato da aprile a dicembre 2002. La base di riferimento è di 42.895 spot equivalenti. Un ringraziamento ai molti volontari che ci aiutano in questo gravoso compito. Comunichiamo che questi dati saranno pubblicati anche nella prossima edizione della "Guida al consumo critico" redatto dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo. Ecco l'elenco delle principali aziende: 1) Gruppo Unilever (1587 passaggi) 2) Bolton Group International (1211 passaggi) 3) Barilla S.p.a. (1105 passaggi)4) Ferrero S.p.a. (1066 passaggi) 5) Nestlé SA (1035 passaggi) 6) Telecom Italia (945 passaggi) 7) Procter & Gamble (914 passaggi) 8) Omnitel Vodafone (846 passaggi) 9) Uliveto S.p.a. (817 passaggi) 10) L'Oréal (729 passaggi) 11) Gruppo Mondadori (652 passaggi) 12) Perfetti Van Melle S.p.a. (567 passaggi) 13) Reckitt Benckiser (452 passaggi) 14) Beiersdorf (424 passaggi) 15) Renault (424 passaggi)
  4. Abbiamo un nuovo indirizzo per il sito Da qualche tempo è disponibile un nuovo indirizzo per il nostro sito internet: www.consumoresponsabile.it  L'indirizzo è più facile da memorizzare e da riferire agli amici.
  5. Organizziamoci sul territorio La campagna di consumo responsabile che proponiamo potrà dare risultati significativi solo se sapremo andare oltre alla presenza su Internet. Come sai sul territorio nazionale ci sono già attivi molti gruppi del CoRe che si organizzano per diffondere localmente la nostra proposta ed il volantino con l'elenco dei prodotti. Al fine di potere mettere in contatto tra loro le persone interessate a collaborare per la diffusione dell'iniziativa sul proprio territorio, TI INVITIAMO A COMUNICARCI LA TUA PROVINCIA DI RESIDENZA mandando una e-mail a core@consumoresponsabile.it
  6. L'agenda degli eventi Il CoRe è parte dei movimenti che in Italia sono attivi per la difesa della Costituzione e della Democrazia. In occasione di eventi organizzati da questi movimenti è possibile contribuire con la nostra presenza e nello stesso tempo incontrare persone sensibili all'azione che stiamo proponendo per realizzare in Italia la fine del conflitto di interessi e del monopolio nell'informazione televisiva. A questo scopo è disponibile una aggiornatissima Agenda degli eventi alla pagina www.consumoresponsabile.it/agenda/index.php3, in modo che sia semplice essere informati sulle iniziative che vengono organizzate dai movimenti e dai gruppi su tutto il territorio nazionale. Anche voi potete informarci di eventi rilevanti di cui siete a conoscenza scrivendoci all'indirizzo agenda@consumoresponsabile.it
  7. Terminiamo le nostre e-mail con uno slogan pro CoRe Ti proponiamo di mettere in fondo alla "firma" che il tuo programma di posta elettronica puo' inserire automaticamente alla fine di ogni e-mail uno di questi due messaggi: Contro il monopolio dell'informazione: facciamo acquisti responsabili ! CoRe - http://www.consumoresponsabile.it  
Non finanziamo Berlusconi e il monopolio dell'informazione: facciamo acquisti responsabili ! CoRe - http://www.consumoresponsabile.it
TI INVITIAMO AD INOLTRARE QUESTO BOLLETTINO A TUTTE LE PERSONE CHE HANNO A CUORE LA LIBERTA' D'INFORMAZIONE IN ITALIA.
Un saluto cordiale da tutto lo staff del CoRe http://www.consumoresponsabile.it
 
 
01 Febbraio 2003
Dopo la presa di posizione eversiva di Silvio Berlusconi i nostri concittadini debbono rendersi pienamente conto che l’Italia sta attraversando un periodo drammatico.
Berlusconi minaccia elezioni anticipate perché è in gravi difficoltà politiche ed economiche - i conti pubblici sono allo sbando - e coloro che nel centrosinistra avallano la permanenza a Palazzo Chigi di Berlusconi, anche se condannato, e mostrano di temere le nuove elezioni commettono un errore madornale.
L’opposizione politica e civile deve superare i dissidi e concordare un calendario di riunioni per definire in tempi brevi le linee programmatiche e discutere una proposta politica: la Costituente dell'Ulivo, che non ha nulla che vedere con un nuovo partito
o un superpartito, ma che deve promuovere una coalizione unificante di partiti, associazioni e movimenti.
Per salvare lo stato di diritto, la democrazia e la dignità dobbiamo opporci alla guerra di Berlusconi e dei suoi soci contro i magistrati; dobbiamo opporci alla guerra contro lo stato sociale; dobbiamo opporci al progetto dissennato di partecipare alla guerra in Iraq.
Per opposizione Civile
Alessandro Galante Garrone, Enzo Marzo, Paolo Sylos Labini, Elio Veltri
 
 
Ore 21.00
Si parla di giustizia, argomento particolarmente attuale dopo l’inaugurazione dell’anno giudiziario e le polemiche che ne sono seguite. Argomenti caldi non mancano all’attenzione dei cittadini più sensibili: dalla guerra all’etica nella politica, dalla corretta e libera informazione fino ai condoni.
AULA MAGNA scuola Media Via Monginevro ARCORE
Communitas 2002 Cittadini per l’Etica nella Politica Associazione dell’
Osservatorio Europeo Sulla Legalita’ e la Questione Morale invita all’incontro sul tema:
GIUSTIZIA E ETICA NELLA POLITICA
Ne discutono: ANTONIO DI PIETRO - Presidente dell’ITALIA dei VALORI MARCO TRAVAGLIO - Autore del libro Mani Pulite PETER GOMEZ - Autore del libro Mani Pulite STEFANIA ARIOSTO
Coordina:ANGELO SALVATORI - Communitas 2002
Cittadinanza, Associazioni, Gruppi Politici sono invitati
Communitas 2002
 
Sabato 8 febbraio 2003, Treviso
ore 16
Cinema Embassy
incontro "Informazione e riforme quale opposizione ? "
con
Antonio DI PIETRO Pancho PARDI Michele SANTORO Marco TRAVAGLIO
Organizza Italia dei Valori.
Mercoledì 5 febbraio 2003, Milano
Ore 18
ALLA LIBRERIA FELTRINELLI DI PIAZZA DUOMO tutti invitati alla presentazione di "BRAVI RAGAZZI", l'ultimo libro di PETER GOMEZ e MARCO TRAVAGLIO.
 
Giovedì 6 febbraio 2003, Taranto
Ore 22:00
Siete caldamente invitati al concerto del 6 febbraio con Zulu' (il cantante dei 99 POSSE) che abbiamo voluto caratterizzare come CONCERTO CONTRO LA GUERRA Di questi tempi...
€ 6
MASSERIA FELICIOLLA STRADA TARANTO-STATTE KM. 5 CONCERTO CONTRO TUTTE LE GUERRE AL MUKAWAMA ZULU' - DJ PERCH - PAPA J CONFEDERAZIONE COBAS COLLETTIVI DI BASE Taranto
 
Sabato 8 febbraio 2003, Milano
ore 17.30
a Milano
Istituto delle Orsoline viale Maino 39 COSA NOSTRA O COSA LORO?
Dalla Cirami alla Pittelli: cosa cambia nei processi di mafia cosa cambia per noi cittadini.
Piercamillo DAVIGO Paolo FERRUA Luigi LI GOTTI
 
 
LUNEDI' 27 GENNAIO 2003
Il Corriere della Sera
"Dal dolore la speranza della rinascita Fiat".
Diecimila persone ai fune- rali di Giovanni Agnelli. Appello al dialogo del cardinale Poletto, primi sì di sindacati e governo
La Repubblica
L'ultimo saluto all'Avvocato.Ciampi, Pera, Casini e Berlusconi alla cerimonia in Duomo. Un lungo applauso quando il feretro di Agnelli è uscito dalla chiesa. In diecimila ai funerali. L'arcivescovo: la Fiat resti a Torino
La Gazzetta dello Sport
Dedicata all'Avvocato. L'addio. In diecimila ai funerali di Agnelli, striscioni ed emozioni negli stadi
 
MARTEDI' 28 GENNAIO 2003
Il Mattino
"Imi-Sir e Sme, i processi restino a Milano"
Prevista per oggi la sentenza della Cassazione. I legali di Previti: richiesta suicida, è il clima di sempre
Il Pg: legittimo sospetto dopo le parole di Borrelli, ma i tempi sono cambiati
Il Messaggero
Per Blix l'Iraq non dà prove del disarmo
Pisanu: "Rischio di saldatura tra terroristi italiani e islamici in caso di conflitto"
Gli ispettori Onu: Baghdad collabora, ma non basta. Bush: il tempo stringe. Parigi e Berlino frenano. Borse a picco. Ciampi: soluzioni effettive per evitare la guerra.
La Stampa
Blix: Iraq, nessuna prova di disarmo
Rapporto degli ispettori all'Onu.
Ciampi: cercare soluzioni per una vera pace. Pisanu: più grave la minaccia terrorismo
 
MERCOLEDI' 29 GENNAIO 2003
Liberazione
La legge Cirami non basta.
I nove giudici della Cassazione respingono le richieste di trasferimento deo procedimenti Imi-Sir asserendo che «non vi sono le condizioni per un legittimo sospetto». Irresponsabili reazioni del centrodestra Berlusconi-Previti il processo resta a Milano
L'Unità
La legge è uguale per tutti
La Cassazione dice no al trasferimento dei processi Berlusconi-Previti: non c'è legittimo sospetto. La destra impreca e attacca i giudici. Schifani: non cancellerete il voto popolare, resisteremo
Il Manifesto
Riacciuffati
Non si spostano i processi a Berlusconi e Previti. Lo ha deciso la Cassazione
Respinta la richiesta di trasferire il giudizio per corruzione giudiziaria a Brescia o a Perugia. Inutile la legge Cirami: non c'è legittimo sospetto. Domani riprendono le udienze. A Milano. Adesso è imminente la sentenza per Previti. Gelati gli imputati e gli avvocati eccellenti. Da destra reazioni scomposte: "Sentenza politica". "Impossibile avere fiducia nella magistratura". Berlusconi tace. Il governo prepara nuove leggi su misura?
 
GIOVEDI' 30 GENNAIO 2003
Il Manifesto
L'ira di Io
Irrompe sugli schermi tv all'ora di pranzo con un proclama registrato da Arcore: "Il governo è del popolo, non di chi ha vinto un concorso". Usa la Rai come le Poste, si dipinge come un perseguitato politico e chiede impunità: "I processi in cui è imputato il presidente del Consiglio vanno sospesi"
Il Mattino
Berlusconi: persecuzione politica
Durissimo attacco dopo la sentenza della Cassazione sui processi Imi-Sir e Sme. Polemica sulla videocassetta ai tg
«Il governo è del popolo, non delle toghe». L’Ulivo insorge in difesa dei magistrati
Bossi: al voto se ci sarà la condanna. Rutelli: niente dimissioni fino al giudizio finale
L'Unità
Berlusconi, grave attacco allo Stato: "Solo il popolo mi può giudicare"
Minacciosa videocassetta inviata ai tg: i giudici non mi fermeranno, è una persecuzione politica. Bossi lo spalleggia: se lo condannano si va al voto. I centristi non gradiscono
 
VENERDI' 31 GENNAIO 2003
La Stampa
Berlusconi a Bush: stiamo con gli Usa
A Torino 21 indagati di Al Qaeda, 28 fermati a Napoli
"Temiamo altri attentati". La Casa Bianca: "La guerra ultima risorsa, meglio l'esilio di Saddam". Nella Ue divisa è polemica
Il Messaggero
Ma per l'Anm il messaggio tv ha messo in crisi la fiducia dei cittadini nella giustizia
Berlusconi: elezioni se mi colpiscono
I processi di Milano/Il presidente del Consiglio: meriterei una medaglia d'oro, altri dovrebbero essere imputati. Fini: parte della magistratura è politicizzata. Il centrista Follini: c'è un'innegabile persecuzione giudiziaria
Il Gazzettino
Vanno bloccati i grandi evasori
La relazione della Corte dei Conti
 
SABATO 1 FEBBRAIO 2003
Il Manifesto
Le mani sulla ricerca
Commissariato il Cnr, via libera al controllo diretto del governo su tutti gli enti di ricerca. A sorpresa il consiglio dei ministri approva i contestatissimi decreti Moratti. Il mondo scientifico è in rivolta
L'Unità
Rognoni difende i giudici a nome di Ciampi
"Tutti devono rispettare la Costituzione e la separazione dei poteri". La destra insorge contro il Csm. Fassino condanna l'attacco ai magistrati
Liberazione
Un ministro "non sapiente"
"Definire un atto di saggezza la guerra preventiva significa non avere, o non sapere esercitare, quella sapienza che a certi livelli sarebbe necessaria". Durissima replica dell'Osservatore romano ad Antonio Martino. In un'intervista il responsabile della Difesa aveva magnificato la dottrina Bush e accusato il Vaticano di "non pensare ai nostri soldati in pericolo". Rifondazione comunista: "Questo ministro ci lascia esterrefatti".
 
DOMENICA 2 FEBBRAIO 2003
Il Mattino
Esplode lo shuttle, dramma nello spazio
Tragico rientro del Columbia. La navicella si è spezzata in tre tronconi, i resti precipitati in Texas: trovati brandelli umani
Muoiono sette astronauti: a bordo un israeliano, si è temuto l’attentato. Bush: le missioni continueranno
Il Gazzettino
Berlusconi: manovrate toghe e piazze
Il premier accusa l’opposizione di usare ogni mezzo per impedire le riforme sociale e giudiziaria, «ma non mi fermeranno»
Pecorella si scaglia contro «la corporazione dei magistrati». Appello dei giudici a Ciampi
Il Tempo
Esplode lo Shuttle, trema il mondo
Disintegrata in Texas la navetta durante il rientro. Si era temuto l'attentato INDICE
 
Il destino politico del premier Silvio Berlusconi e del suo avvocato e stretto collaboratore Cesare Previti dipende anche dalla decisione che la Corte di cassazione prenderà oggi sul trasferimento del processo di Milano che li vede imputati. Gli avvocati difensori hanno chiesto che, in base alla nuova legge Cirami, il processo venga trasferito.
 
28/01/03 El País
 
Scivolone legale per Berlusconi
La corte di cassazione ha respinto l'istanza della difesa per il trasferimento in altra sede di alcuni processi che si svolgono a Milano e che vedono imputati Silvio Berlusconi e Cesare Previti. Ennesimo capitolo di un braccio di ferro tra il presidente del consiglio e la magistratura. Nessuno si aspettava una tale decisione. La maggioranza si dice "stupefatta", "perplessa" e "preoccupata". Mentre l'opposizione è piacevolmente sorpresa.
 
29/01/03 Le Soir
 
La cassazione dice no a Berlusconi
L'estenuante lotta del primo ministro italiano Silvio Berlusconi per lasciarsi alle spalle i suoi problemi giudiziari ieri ha sofferto un duro colpo. La corte di cassazione ha respinto, con cinque voti contro quattro, l'istanza dei suoi avvocati per spostare il processo che lo vede coinvolto da Milano a una sede più amichevole.

29/01/03 The Independent
 
Silvio Berlusconi insorge contro la magistratura
Indebolito dalla decisione sfavorevole della corte di cassazione in un processo per corruzione di magistrati, Silvio Berlusconi ha scelto di rispondere con un violentoattacco alla magistratura. Il premier italiano si è presentato davanti alla stampa mercoledì 29 gennaio come la vittima di "un'incredibile persecuzione giudiziaria" e ha affermato che finirà il suo mandato, anche se verrà condannato.
 
30/01/03 Le Monde
 
I giudici sotto accusa
Dal ritorno al potere di Silvio Berlusconi, nel maggio 2001, la coalizione di centrodestra e la magistratura sono quasi in stato di guerra. La riforma della giustizia, necessaria per migliorare il funzionamento di una macchina lenta e pesante (la durata media di un processo penale è di 1.509 giorni), è una delle priorità del governo. Ma i giudici temono la perdita della loro indipendenza e non vogliono una riforma imposta da questo governo.
 
01/02/03 L'Express
 
 
ARRIVEDERCI A LUNEDI' 10 FEBBRAIO 2003