La Linea del Piave  resistere.it
 Settimanale on line - Direttore Resp. Paola Giudiceandrea Iscrizione Registro Giornali e Periodici Tribunale di Lecco n° 37/02 - Anno II° - Numero IV° - 27 gennaio 2003 - www.resistere.it - redazione@resistere.it
 
Il mondo rende omaggio all'avvocato Agnelli
Stimato in Italia e all'estero, messaggi di cordoglio da tutto il mondo. In migliaia alla veglia di addio
 
La mattina di venerdì 24 gennaio 2003 si è spento l'Avvocato Gianni Agnelli.
L'industriale è morto dopo una lunga malattia, un tumore alla prostata che lo aveva colpito da tempo. Si è spento nella villa di famiglia sulle colline torinesi, circondato dalla moglie Marella, dalla figlia Margherita e dai nipoti. La sera precedente l'Arcivescovo di Torino, Severino Poletto, gli aveva somministrato l'estrema unzione.
La notizia, nonostante fosse ammalato da tempo e fosse di dominio pubblico il peggiorare delle sue condizioni di salute, è piombata come un macigno nelle case degli italiani.
"Le roi d'Italie est mort", ha titolato il francese liberation dedicandogli una foto a tutta pagina. L'Italia è una Repubblica ed Agnelli non era certo un monarca, ma il paragone ci sta. Funerali in diretta Tv, edizioni straordinarie dei tg e di molti periodici, monopolio assoluto delle prime pagine dei quotidiani (a volte le prime quindici) e cordoglio unanime manifestato a tutti i livelli, da quello politico di maggioranza a quello di opposizione, dal mondo industriale a quello sindacale.
Un lutto pesante in patria e all'estero, tanto che persino la tv americana Cnn, appena ricevuta la notizia, ha interrotto le normali programmazioni e ha lanciato un collegamento con il suo inviato in Italia.
 
 
Silvio Berlusconi e Giovanni Agnelli VAI
Le proposte di Castelli: sanzioni per le toghe rosse e ritorno all'immunità parlamentare - Lettera Aperta ad Antonio Di Pietro VAI
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APPROFONDIMENTO
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COMMENTO
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APPUNTAMENTI
Martedì 28 gennaio 2003 Cusano Milanino (Mi)
Martedì 28 gennaio 2003
Mercoledì 29 Gennaio 2003, Arcore (Mi)
Giovedì 30 gennaio 2003, Palermo
Martedì 4 febbraio 2003, Arcore (Mi) VAI
 
RASSEGNA STAMPA
Italiana
Straniera
 VAI
 
 
L'ultimo saluto
Giovanni Agnelli è morto nella villa di famiglia a Villar Perosa, sulle colline torinesi. Subito dopo il comunicato della famiglia i cancelli della villa sono stati presi d'assalto da fotografi e giornalisti, ma anche da tanta gente comune.
La camera ardente è stata allestita al lingotto nella giornata di sabato, ed oltre centomila persone hanno silenziosamente reso omaggio all'Avvocato passando, uno alla volta, davanti al feretro.
Per permettere a coloro che erano giunti a Torino di partecipare, la camera ardente ha posticipato la chiusura ed è rimasta aperta tutta la notte.
I funerali di Stato si sono svolti invece domenica mattina. Oltre diecimila persone si sono radunate nella Piazza del Duomo di Torino, tra loro tanti personaggi dello sport, della politica, del mondo industriale e sindacale.
La salma è stata poi portata al cimitero di Villar Perosa.
 
La vita
Gianni Agnelli nasce a Torino nel 1921, da una delle famiglie più ricche d'Italia, il nonno è infatti il fondatore della Fabbrica Italiana Automobili Torino.
Il futuro leader della famiglia rimane orfano del padre a soli 14 anni e pochi anni dopo si ritrova a combattere come ufficiale di cavalleria in Africa, dove viene anche ferito, e in Russia, durante la seconda guerra mondiale, guadagnandosi la Croce di guerra al valor militare.
Nel 1952 è vittima di un grave incidente in auto, che gli procurerà una ferita alla gamba destra che lascerà segni visibili per il resto della sua vita. Nel 1953 sposa Marella Caracciolo, dalla quale avrà due figli.
Laureato in giurisprudenza (è infatti avvocato, anche se non ha mai professato), nel 1943 diventa vicepresidente della Fiat, nel 1947 presidente della Juventus, nel '63 amministratore delegato dell'Azienda automobilistica torinese, dal '74 al '76 è presidente della Confindustria.
Ma le cariche non hanno importanza, qualunque ruolo ricopra, nella Fiat come nella Juventus, per tutti e il "patriarca" e la sua parola pesa come quella di nessun altro.
Nel 1991 il presidente della Repubblica Francesco Cossiga lo nomina Senatore a vita, "per aver illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario". Nel 1993 Oscar Luigi Scalfaro gli propone la poltrona di Palazzo Chigi. Ma Agnelli rifiuta categoricamente: "Assolutamente mai, per le responsabilità che ho al vertice di un'azienda fra le prime in Italia e che è presente in tante parti del mondo".
Agnelli era sicuramente l'Italiano più conosciuto e rispettato all'estero, tra le sue storiche amicizie spiccano quelle con il presidente Usa John Kennedy, con il segretario di Stato americano Henry Kissinger, con l'ex presidente della Repubblica Francese Valery Giscard d'Estaing e con il miliardario americano David Rockfeller.
Le tragedie
Una vita segnata dal successo, ma anche dai grandi dolori.
Agnelli è stato sepolto nella tomba di famiglia accanto ai suoi cari, alcuni dei quali scomparsi premeturamente.
E' il caso del papà Edoardo, morto nel 1935 a causa di un incidente aereo, quando Gianni aveva solo 14 anni.
Ma i dispiaceri più grandi sono arrivati negli ultimi anni.
La morte del nipote prediletto Giovannino, figlio di Umberto ed erede universale, deceduto poco più che trentenne nel '97 per un tumore, e quella del figlio Edoardo, morto nel 2000, quando, dopo aver parcheggiato la sua Fiat Croma nei pressi di un ponte dell'autostrada, si lanciò nel vuoto uccidendosi.
 
E' morta anche Violante Caracciolo
Un'altra disgrazia ha colpito la famiglia Agnelli.
Violante Caracciolo, cognata di Umberto, è morta nel pomeriggio di venerdì, a poche ore di distanza dal decesso di Giovanni. Un altro lutto, forse non una coincidenza, la Caracciolo è spirata a causa di un malore, probabilmente legato all'emozione per la notizia della morte dell'Avvocato.
 
L'ultima apparizione in pubblico
Dal maggio 2002, quando scoprì il tumore alla prostata, le sue apparizioni davanti a fotografi e telecamere erano gradualmente diminuite, anche perchè aveva cercato di curare quel terribile male negli States. L'ultima volta in pubblico risale al 20 settembre scorso, quando la famiglia regalò la propria collezione di quadri alla città di Torino.
 
Le reazioni
Le reazioni politiche sono state praticamente unanimi: Ciampi, Berlusconi, Rutelli, Fassino, Berlinguer, D'Alema e tutti gli altri hanno dedicato un pensiero all'Avvocato.
Ma Gianni Agnelli si era guadagnato il rispetto anche di colleghi e sindacalisti. Parole di cordoglio e di stima sono arrivati da De Benedetti, D'Amato, Trochetti Provera, da Sergio Cofferati, e dai massimi leader delle associazioni dei lavoratori.
Commossi i commenti anche sul fronte sportivo, giocatori attuali ed ex della Juventus, protagonisti della Ferrari e avversari sportivi si sono precipitati a rendere omaggio alla salma dell'Avvocato.
Una corona di fiori è arrivata anche da Vittorio Emanuele di Savoia, che non ha dimenticato che Giovanni Agnelli fu l'unico italiano a rendere omaggio, nel 1983, alla morte del padre ed ex re Umberto II, facendo scendere in campo la Juventus con il lutto al braccio, scatenando la reazione di molti politici che ricorsero anche ad una interrogazione parlamentare.
Un forte segnale di rispetto è arrivato dal fronte operaio e sindacale, Fiom, Fim e Uilm hanno sospeso gli scioperi previsti per questi giorni, mentre a Mirafiori l'intero stabilimento, macchinari inclusi, si è arrestato per osservare un minuto di silenzio.
Il coro è stato unanime, o quasi. C'è stato infatti qualche distinguo, e forse, qualche frase fuori posto: è il caso di alcuni esponenti della Lega, di qualche piccolo esponente sindacale, del leader dei no global napoletani Francesco Caruso e persino dal regista Nanni Moretti.
 
Le dichiarazioni a caldo
  • Giovanni Paolo II: "Agnelli è stato un autorevole protagonista di momenti importanti della storia italiana, che si è prodigato per lo sviluppo economico e sociale del Paese"
  • Carlo Azeglio Ciampi: "Ho avuto con lui un dialogo continuo negli ultimi 30 anni e ho avuto modo di apprezzare in lui questa sua capacità di essere profondamente italiano"
  • Silvio Berlusconi: "L'Italia perde con lui una personalità piena di fascino e di curiosità, devota a una secolare missione familiare e industriale. L'ho ammirato, e rimpiango anche personalmente l'amico e l'uomo non comune, una testimonianza preziosa e insostituibile della versatilità, del gusto di vivere, della curiosità degli italiani"
  • Romano Prodi: "L'avvocato Agnelli non è stato soltanto l'imprenditore italiano piu' conosciuto, non e' stato soltanto il simbolo dell'Italia industriale, ma è stato anche il personaggio che ha accompagnato tutto il cambiamento del nostro Paese nel dopoguerra: economico, sociale e politico"
  • Marcello Pera: "E' stato soprattutto un uomo di industria. Però credo possa essere considerato un grande statista, perche' aveva una visione generale del nostro paese, non solo economica, che egli rappresentò con grande dignità e autorevolezza sia in Italia che all'estero"
  • Pierferdinando Casini: "E' certamente la fine di un'epoca. Sono affettuosamente vicino ai familiari, ai lavoratori della Fiat e alla città di Torino che da oggi si sentono certamente più soli"
  • Piero Fassino: "Ha rappresentato quello straordinario sviluppo industriale che ha fatto l'Italia grande nel mondo"
    Francesco Rutelli: uno dei pochissimi italiani ascoltati nel mondo, la sua scomparsa è umanamente dolorosa, ma colpisce anche tutto il Paese"
  • Massimo D'Alema: ''Non l'ho mai sentito come un avversario politico anche se, certo, socialmente rappresentava un mondo non vicino alla sinistra. Però ha sempre avuto un'atteggiamento di rispetto, di curiosità verso la sinistra poichè apparteneva a un mondo borghese che ad essa non era ostile"
  • Giovanni Berlinguer: "E' stata una figura altamente rappresentativa del capitalismo familiare italiano che ha saputo a lungo guidare l'azienda con molta dignità, incrementi produttivi e lavorativi. Certamente l'ultima fase della gestione familiare della Fiat è opinabile, ma questo non cancella i suoi meriti e il grandissimo rispetto che abbiamo e tutti dobbiamo avere della sua figura"
  • Sergio Cofferati: "Agnelli, pur nei momenti difficili e nelle fasi di conflitto aspro non ha mai negato il ruolo del sindacato o rinunciato al confronto leale"
  • Guglielmo Epifani: "Uno dei protagonisti della storia economica e politica dell'Italia degli ultimi 40 anni, il simbolo del capitalismo familiare italiano nelle sue capacità, nelle sue virtù e anche nei suoi limiti"
  • Luca Cordero di Montezemolo "La scomparsa di Giovanni Agnelli lascia un vuoto incolmabile nella mia vita. Da oltre 35 anni, la sua amicizia e il suo affetto sono stati per me un punto di riferimento insostituibile''
  • Enzo Biagi: "Un editore di assoluta liberalità. Che mi aveva accolto a braccia aperte quando gli altri mi cacciavano"
  • Indro Montanelli: (Dal libro "Montanelli mi ha detto" di Gian Luca Mazzini): "Uno degli ultimi personaggi che abbiamo a disposizione noi giornalisti. Un uomo veramente all'altezza sul quale vale la pena di scrivere, raccontare, intervistare"
  • Alessandro Del Piero: "Questo per noi è un giorno triste. Era una persona con una grande capacità di saper giudicare e conoscere le situazioni calcistiche, era un grande conoscitore di calcio. La Juve e la Ferrari erano le sue grandi passioni, ma l'Italia intera sentirà la mancanza di quest'uomo dalla classe immensa"
Il futuro della Fiat
Agnelli ne se andato nel giorno in cui il fratello Umberto tornava alla presidenza della Fiat. L'assemblea dell'accomandita di famiglia è incominciata nonostante la notizia. Nessuna sorpresa, scelta prevedibile dettata dallo stile della famiglia. Del tutto inaspettata, invece, la reazione dei mercati: il titolo Fiat è subito salito al 4,19%, per poi volare al 6,03%, e anche le altre finanziarie di casa Agnelli hanno guadagnato il 3,69%. Successivamente, però, si è registrata una flessione.
Umberto è anche diventato provvisoriamente presidente della Giovanni Agnelli & C., anche se in futuro verrà rimpiazzato dal nipote ed erede John Elkan.
John Elkan è infatti il giovane disegnato alla guida dell'impero di famiglia, 25 anni, figlio di Margherita Agnelli e dello scrittore giornalista Alain Elkann, nasce a New York, si diploma a Parigi e si laurea in ingegneria a Torino.
Per quanto riguarda l'esperienza lavorativa, John ha cominciato proprio dalla gavetta, un mese di lavoro in uno stabilimento Magneti Marelli in Inghilterra ad assemblare fari d'auto e due mesi in Polonia alla catena di montaggio della Cinquecento. Dal 2001 è membro della Corporate Audit Staff della General Electric.
 
La Repubblica delle Banane
L'unico partito a fargli battere il cuore fu quello Repubblicano di Ugo La Malfa, come confessò lui stesso parecchi anni fa. Per il resto, la politica di famiglia non era certo un segreto e si poteva riassumere così: gli Agnelli sono dalla parte di chiunque ci sia al governo, e fu così anche per quello di Silvio Berlusconi.
E, a proposito del governo Berlusconi, Agnelli si rese protagonista di una diatriba con la stampa internazionale prima delle elezioni politiche del 2001.
Dopo l'ennesimo articolo contro l'asse Lega-An-Forza Italia l'Avvocato accusò la stampa estera di trattare l'Italia come una Repubblica delle Banane, incapace di scegliere la giusta strada democratica.
E, come tutte le freddure dell'industriale, anche quella battuta è restata un marchio indelebile. Da quel giorno non si contano più gli articoli dei giornali internazionali, ed in particolare dell'inglese Economist, che parlano dell'Italia di Berlusconi come della Repubblica delle banane.
Per la verità l'Avvocato andò oltre, dopo il licenziamento del ministro degli esteri Ruggero, che godeva della stima della famiglia, Giovanni Agnelli commentò: "Repubblica delle banane? In Italia non ci sono neanche quelle, forse sarebbe una definizione migliore "La repubblica dei fichi d'India"". INDICE
 
A dare l'ultimo saluto a Giavanni Agnelli non c'erano solo gli industriali, i politici e gli uomini di spettacolo. C'erano soprattutto gli operai della Fiat e tanta gente comune. C'erano i sindacalisti, che lo avevano spesso criticato, ma sempre rispettato. Agnelli sicuramente ha commesso tanti errori nella propria vita, ed il suo comportamento non è sempre stato cristallino, ma tutti gli italiani, e non solo, provavano per lui una profonda stima.
Non erano solo politici i centomila in fila davanti alla camera ardente, non erano solo industriali i diecimila di Piazza Duomo. Gianni Agnelli è riuscito, se non a farsi amare da tutti, almeno a farsi rispettare, anche perchè, come ha scritto il direttore dell'Unità Furio Colombo, "con questa classe dirigente lui non aveva proprio nulla a che fare".
E la dimostrazione di tutto ciò la abbiamo avuta quando il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha attraversato il sagrato del Duomo durante i funerali. Le stesse persone che rendevano omaggio al ricco e potente Gianni Agnelli, hanno riservato fischi al ricco e potente Silvio Berlusconi.
Berlusconi ha detto, visibilmente commosso, di aver perso un grande amico, qualcuno pensa invece che la loro era un' amicizia forzata dagli interessi economici.
La verità non la sapremo mai e non la vogliamo neanche sapere, ci limitiamo solo a ricordare che, quando scomparve il grande Indro Montanelli, che lo definiva "il piazzista di Arcore", il Cavaliere, visibilmente commosso, commentò: "Ho perso un grande amico".
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Lo aveva già annunciato in occasione dell'apertura dell'anno giudiziario, ed è stato di parola. Il ministro della Giustizia Roberto Castelli ha dichiarato di essere pronto a fare partire sanzioni disciplinari contro i magistrati politicizzati, gli stessi che intende punire attraverso l'istituzione della Commissione su Tangentopoli. E, per proteggere i politici dai giudici di parte opposta, Castelli rilancia anche l'ipotesi di ripristinare l'immunità parlamentare.
"Stanno partendo azioni disciplinari che dimostreranno la commistione politica di certi magistrati, e come questa la commistione è talmente grave da compromettere i diritti dei cittadini", ha affermato il Guardasigilli per spiegare le azioni disciplinari contro i giudici.
"Stanno venendo alla luce dalle indagini del mio ispettorato - ha continuato il ministro - situazioni di commistione che non ci dovrebbero essere. Situazioni gravi dal punto di vista deontologico. Alcuni comportamenti dei magistrati fanno nell'immaginario collettivo convincere i cittadini che i magistrati sono politicizzati. Per esempio, qualche magistrato visto nei cortei dei no global, si è giustificato dicendo che era lì per caso. Noi ci abbiamo creduto...''.
Del resto, che alla Lega non piacessero i magistrati rossi lo si era capito fin dal 1995, quando Umberto Bossi aveva detto ad Agostino Abate, pm di Varese che stava indagando sul finanziamento illecito dei partiti: "ti raddrizzeremo la schiena". Detto, fatto: Abate è uno dei primi pm ad essere colpito da sanzione disciplinare.
Le affermazioni di Castelli hanno suscitato un vespaio di polemiche, anche all'interno della stessa maggioranza.
Ignazio La Russa, di An, si è dimostrato alquanto scettico sulla possibilità di "punire" i magistrati: "Sulle sanzioni decide il Csm, non Castelli", anche se si è dimostrato possibilista sulla reintroduzione dell'immunità parlamentare. Coro di critiche, invece, dalla minoranza, che parla di «tentativo del ministro della Giustizia di ingabbiare i magistrati», e anche da parte di Magistratura Democratica e dell'Anm:  "Governo e maggioranza stanno mettendo in atto una offensiva contro la giurisdizione senza precedenti, che passa attraverso attacchi a singoli magistrati e una continua delegittimazione della funzione giudiziaria". Dalla parte dei magistrati, infine, anche i giornalisti: "Anche i giornalisti con la Costituzione in mano: giustizia e informazione fanno entrambe riferimento a libertà insopprimibili", ha affermato Paolo Serventi Longhi, segretario generale della federazione nazionale della stampa.
 
Lettera Aperta ad Antonio Di Pietro
Gentile On Di Pietro,
Communitas 2002 le esprime la più totale solidarietà e la più incondizionata gratitudine, cosa che dovrebbero fare tutti i cittadini italiani onesti. La preghiamo di estendere gratitudine e solidarietà a tutti i magistrati italiani che, operando o avendo operato in conformità alla Legge e alla Costituzione, hanno dovuto subire gli insulti pubblici  di un ex ministro della giustizia e dai suoi accoliti. 
L'indignazione che ci ha annichilito, ci induce a rendere pubblica questa nostra solidarietà attraverso i mezzi telematici che, unici, sono rimasti i portavoce della parte più sensibile e onesta della cittadinanza.
Angelo Salvatori
Presidente di COMMUNITAS 2002
 
Si parla di indultino e spunta fuori l'ipotesi dell'indulto unito all'amnistia. Risultato: doppia rissa, tra maggioranza e opposizione e all'interno dei due schieramenti, e la votazione sull'indultino, che sembrava orientata verso il sì, rimandata al 4 febbraio con meno possibilità di essere approvato.
E' questo il resoconto di una settimana di passione che ha visto protagonisti, in particolare, Lega, Ds e Forza Italia. Ma andiamo con ordine. Mentre si stava discutendo sull'indultino, Forza Italia ha rilanciato la proposta dell'amnistia. Immediata l'ìinsurrezione della Lega, da sempre contraria a qualsiasi forma di sconto di pena e scarcerazione dei detenuti. Dalla sua parte si è schierata Alleanza Nazionale, anche se Gianfranco Fini ha lasciato libertà di voto sull'indultino. Dall'altra parte, Verdi, Rifondazione, Sdi, Comunisti italiani, Udeur e Udc, favorevoli a un atto di clemenza ampio. In mezzo, invece, Forza Italia, Margherita e Ds.
La bagarre nata dopo la proposta dell'amnistia, alla quale se ne è aggiunta anche una favorevole all'indulto vero e proprio, ha causato notevoli ripercussioni. Innanzitutto, la Commissione Giustizia di Montecitorio ha rinviato al 4 febbraio l'esame in aula del testo dell'indultino (che prevede una scarcerazione anticipata di tre anni in cambio di buona condotta di cinque anni). E, proprio mentre stava lavorando a un testo base, alternativo all'indultino, che comprendesse l'indulto e l'amnistia, ha scelto di gettare la spugna. La decisione della Commissione Giustizia è arrivata dopo un'attenta riflessione: infatti, per varare l'indulto è necessaria una maggioranza qualificata dei due terzi dell'assemblea. E, visto il clima rissoso che si respira in Parlamento (due deputati, della Lega e dei Ds, stavano addirittura arrivando alle mani), sarebbe stata una battaglia persa in partenza. Resta, quindi, la discussione sull'indultino, sempre che da qui al quattro febbraio le polemiche scendano di tono.
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La guerra contro l'Iraq inizia a dividere anche la maggioranza. Oltre alle diverse prese di posizione a livello europeo, anche l'Italia deve fare i conti con il mondo politico, profondamente spaccato tra l'ipotesi di un intervento preventivo o meno. Ma, se fino a qualche giorno fa la spartizione sembrava essere sinistra contraria e Polo favorevole, adesso la situazione è radicalmente cambiata. Un gruppo di deputati del Polo ha infatti promosso una raccolta di firme contro la guerra e ha già inviato una lettera al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Gli oltre cinquanta pacifisti della Casa delle Libertà hanno così voluto mettere al corrente il loro leader dell' "accrescersi del pericolo che una guerra preventiva dilani drammaticamente lo scenario internazionale". E contro la guerra si è espresso anche Fazio, governatore della Banca d'Italia: "Allontana la ripresa economica", ha spiegato. Da parte sua, però, il premier sembra
restare sulle sue posizioni, espresse in maniera chiara dal portavoce della Casa Bianca Ari Fleischer: «L'Italia sarà in guerra assieme a noi contro l'Iraq».
L'Italia a fianco degli Usa contro Saddam, quindi? Sembra proprio così, anche se lo stesso Berlusconi ha sottolineato che la decisione di un intervento spetterà all'Onu e non agli Usa.
A livello europeo, la situazione appare delicata.
 
  
L'ultimo atto era stata la sospensione del processo, in attesa che la Corte di Cassazione decidesse se ritenere valida o meno la richiesta di legittima suspicione presentata dai legali difensori e valutasse quindi se spostare il procedimento in un'altra sede.
In gran giorno è arrivato, e oggi, lunedì 27 gennaio, la Cassazione deciderà se trasferire i processi Imi-Sir e Sme.
L'Italia saprà quindi se la legge Cirami avrà raggiunto i suoi obbiettivi, come confessato qualche tempo fa dal signor Cirami stesso.
Pochi giorni fa gli avvocati di Berlusconi e Previti hanno inviato un documento di "memorie" con il quale motivano alla Corte i motivi della richiesta di spostamento.
I legali hanno messo tra le motivazioni anche alcune interviste di Gerardo D'Ambrosio e Armando Spataro, testimonianza, secondo loro, della parzialità della magistratura meneghina, e l'alta attenzione della stampa attorno ai processi, definita come una "straordinaria forza mediatica" conseguenza, non della notorietà degli imputati, "bensì in relazione alla fede giudiziaria dove questo si svolge".
Secondo l'onorevole Giuliano Pisapia, legale di parte civile nel processo Sme e Mondadori, che tutela gli interessi di Carlo De Benedetti, "la nuova legge sul legittimo sospetto, la cosidetta Cirami, non è applicabile a questo caso, perchè è stata approvata dopo la presentazione dei ricorsi".
 
Cominciano a diventare pesanti le dichiarazioni dell'ex boss di Cosa Nostra Antonino Giuffrè.
In seguito alle confessioni del collaboratore di giustizia, la Procura di Palermo ha aperto un fascicolo sul vicepresidente della commissione Giustizia della Camera Antonio Mormino, che risulta ora indagato per concorso esterno in associazione mafiosa.
Come conseguenza dell' indagine, il parlamentare di Forza Italia ha deciso di non partecipare alle prossime riunioni della Commissione che, tra l'altro, deve tra poco esprimersi sull' indulto.
Sorte ancora peggiore per il senatore di An Antonio Battaglia, anche lui rimasto invischiato grazie alle dichiarazioni di Giuffrè, il Senatore si è infatti autosospeso dal partito.
Intanto, Giuffrè diventa sempre più protagonista anche nell'ambito del processo nel quale è imputato, per concorso esterno in associazione mafiosa, il senatore di Forza Italia Marcello dell'Utri.
La seconda sezione penale del Tribunale di Palermo ha infatti respinto la richiesta dei difensori del Senatore ed ha sentenziato che le dichiarazioni del pentito saranno messe agli atti del processo.
I legali di Dell'Utri avevano invece chiesto che non fossero presi in considerazione i verbali degli interrogatori del pentito, perchè le dichiarazioni erano giunte dopo i sei mesi entro il quale i pentiti possono collaborare con la giustizia.
 
"I cronisti e i giornalisti, in particolare, hanno il grave dovere di seguire le indicazioni della loro coscienza morale e di resistere alle pressioni che li sollecitano ad adattare la verità, al fine di soddisfare le pretese dei ricchi e del potere politico".
Non è Francesco Saverio Borrelli a parlare, ma il Pontefice Giovanni Paolo II, durante il messaggio per la giornata mondiale delle comunicazioni sociali.
Secondo il Papa i giornalisti "spesso rendono un servizio coraggioso alla verità, ma talvolta funzionano come agenti di propaganda e di disinformazione, al servizio di interessi ristretti, di pregiudizi nazionali, etnici, razziali e religiosi, di avidità materiale e di false ideologie di vario tipo".
Per il Pontefice non ci sono quindi mezze misure: "Se i media sono al servizio della libertà essi stessi devono essere liberi e devono utilizzare questa libertà in modo corretto".
Il messaggio di Giovanni Paolo II arriva in un momento delicato per l'informazione italiana, ed è veramente difficile credere che tra il discorso del Capo della Chiesa e il monopolio di Silvio Berlusconi non vi sia alcuna relazione.
Questo anche perchè il monito arriva quasi in contemporanea al documento dell' Unione europea che ha descritto Tv e stampa Italiana come un caso unico al limite dei confini della democrazia.
La europarlamentare liberale Tytti Isohookana-Asunmiaa ha infatti preparato un documento sullo stato dei media in europa che la Commissione cultura scienza ed educazione del Consiglio europeo voterà il 28 gennaio.
Nel documento si parla parecchio del nostro Paese, definito "un caso speciale tra le democrazie occidentali".
"In Italia - si legge nel documento - il conflitto di interessi tra la carica politica di presidente del Consiglio di Silvio Berlusconi e i suoi interessi privati in campo economico e nei media, rappresenta una minaccia per il pluralismo dell'informazione"
Ma la parlamentare finlandese ci va ancora più pesante: "la combinazione di controllo politico e finanziario dei mass media ad opera di Silvio Berlusconi mina il normale concetto di legalità democratica".
Il documento cita espressamente l'influenza che può avere Berlusconi nelle nomine e nella linea editoriale della Rai e delle Tv di sua proprietà, il cambiamento dei dirigenti della Tv di Stato dopo il suo arrivo a palazzo Chigi e la rimozione dal loro incarico di giornalisti come Biagi e Santoro, ritenuti critici nei confronti del governo.
Duro anche il commento sulle nuove leggi sull'editoria, che non hanno contribuito alla limitazione dei poteri del presidente del Consiglio, e al disegno di legge Frattini: "È improbabile che si possa convincere l'opinione pubblica che sono stati affrontati i pericoli del conflitto di interessi".
 
Secondo il rapporto annuale Global Corruption Report 2003 di Transparency, presentato la scorsa settimana a Londra, Berlusconi avrebbe trasformato la battaglia contro la corruzione in una battaglia contro i giudici.
L'organizzazione non governativa berlinese si riferisce in particolare alla legge sulla depenalizzazione del falso in bilancio, alla riduzione delle scorte e agli altri bastoni tra le ruote messi ai magistrati che si occupano di corruzione e di mafia, e soprattutto alle riforme legislative introdotte dal governo che sembrano essere state fatte a vantaggio del presidente del Consiglio.
Nel rapporto viene inoltre ricordato come già le Nazioni Unite si siano occupate, all'inizio del 2002, dell'attacco dell'esecutivo italiano alla indipendenza della magistratura. Trasparency international si occupa anche dell'informazione italiana, sottolineando come il primo ministro (proprietario dei tre maggiori canali televisivi e che controlla i tre canali pubblici) possa manipolare l'opinione pubblica sulle questiuoni della giustizia.
Una frecciatina è riservata anche all'indifferenza che le altre nazioni continuano ad avere nei confronti dell'anomalia italiana. Incredibile, secondo Transparency, il fatto che al G8 di Genova fosse stata affidata a Berlusconi la responsabilità di impostare il programma "Fight Against International Crime" per combattere la corruzione nel mondo, affidata ad un uomo che è accusato, insieme a alcuni suoi collaboratori, di corruzione e falso in bilancio.
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di Dario Migliucci 
Il 27 gennaio del 1945 le truppe sovietiche spalancarono i cancelli del lager di Auschwitz ed il mondo conobbe il lato più orribile dell'uomo. Oggi, 27 gennaio, si ricordano i martiri della follia nazi fascista.
Pochi giorni fa il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha ricordato le responsabilità italiane nel compimento dell'assurdo massacro.
Qualora c'è ne fosse bisogno, le parole del Capo dello Stato non lasciano dubbi, lo sterminio di oltre un quinto degli ebrei italiani fu reso possibile anche dalle vergognose leggi razziali del 1938, e non fu dovuto soltanto alla barbarie nazista.
Oggi, tutto il Paese, con programmi radiotelevisivi, convegni e manifestazioni, ricorda l'olocausto e così pure fanno altri Paesi dell'Unione europea, Germania inclusa.
Qualcuno però non vuole ricordare e, forse, fa finta che tutto ciò non sia mai accaduto, quasi che l'olocauso altro non fosse che un incredibile menzogna raccontata in simultanea da comunisti ed americani.
Ricordare è un dovere, l'unico modo per far sì che l'orrore non si ripeta mai più.
Invece, proprio a ridosso della giornata della memoria, l'amministrazione comunale di catania, guidata da una giunta di centrodestra, ha deciso di intitolare tre strade ad altrettanti uomini del ventennio fascista.
I tre prescelti sono due ex deputati del Movimento Sociale e Filippo Anfuso, esponente della Repubblica di Salò ed ambasciatore italiano nella Germania nazista dal '43 al '45, e cioè proprio negli anni durante i quali si consumarono la maggior parte dei massacri.
Per fortuna c'è anche un'altra Italia, ed è nato il comitato "Catania Democratica ed Antifascista", del quale fanno parte, oltre ai locali partiti politici di opposizione ed alla Cgil catanese, anche l'Associazione Nazionale Partigiani.
Il comitato ha chiesto al comune di annullare la delibera e di dedicare le tre vie, più saggiamente, ai martiri della Resistenza, ma la giunta, probabilmente, non desisterà.
Non è una cosa da poco, come forse potrebbe sembrare, è un atto che oltraggia la memoria dei caduti. Così la pensa anche Carmelo Mio, il presidente dell'Anpi di Catania, che ha dichiarato: "Questi fatti succedono perché la destra ha preso il potere. I fascisti sono al governo. La monarchia sta rientrando. Un ritorno all'antico, come se la Resistenza non fosse mai esistita".
Bisogna fare attenzione, non creare inutili allarmi, ma, allo stesso tempo non sottovalutare questi atti di nostalgia.
Protestare, davanti a questi fatti, è un dovere di tutti.
La memoria dei deportati è stata infatti offesa anche altrove, per esempio a Mentana, un paesino del Lazio.
Il sindaco aennino Guido Tabanella ha negato per oggi l'uso della sala della Galleria Borghese del paese e della piazza principale agli organizzatori di una mostra sulla Shoah.
Tabanella dimentica un particolare non da poco: oggi è il giorno nel quale, per legge, si ricordano le vittime dell'olocausto.
Il primo cittadino ha giustificato il rifiuto dicendo che la Galleria era già impegnata per una mostra sui massacri del Carso ad opera degli uomini di Tito, mentre piazza Garibaldi era semplicemente occupata dalla banda musicale del paese.
E' così, la manifestazione in ricordo delle vittime del massacro nazifascista si svolgerà in una piazza più piccola di Mentana.
Piccole umiliazioni che offendono non solo le vittime dei campi di sterminio, ma anche la stessa Repubblica e quella fascia tricolore che Guido Tabanella indossa nelle cerimonie ufficiali.
Il parlamentare dei Democratici di Sinistra Carlo Leoni ha parlato di "ignoranza e malafede".
Troppa ignoranza e troppa malafede per essere giustificata.
E, a proposito di nostalgici del ventennio, sabato scorso il movimento per "La giustizia sociale", composto da circa 600 persone, ha sfilato per le strade di Napoli. Il corteo era promosso dai neo fascisti di Forza Nuova, che aveva organizzato contemporaneamente un'altra mobilitazione a Verona. Il tutto a pochi giorni di distanza dall'aggressione di Adel Smith, il leader dell'Unione dei Musulmani che ha subito la violenza di una squadraccia nera in stile anni '20.
 
 
Un anno fa il primo appuntamento, ieri, 26 gennaio 2003, il movimento dei girotondi era ancora in piazza per protestare contro la politica sulla sanità del governo Berlusconi e del governatore della regione Lombardia Roberto Formigoni.
Cinquemila persone hanno sfilato mano nella mano, nel centro della città milanese (sotto al Pirellone) e tra loro c'erano anche nomi eccellenti come Dario Fo, Franca Rame, Roberto Vecchioni, Daria Colombo, Rosy Bindi, Livia Turco, Nando Dalla Chiesa, Ottavia Piccolo, Marco Rizzo, Gad Lerner e, naturalmente, Nanni Moretti.
Proprio il regista ha voluto ricordare il primo anniversario: "Festeggiamo un anno dal primo girotondo, un anno molto bello per la democrazia, di grande partecipazione politica, durante il quale abbiamo parlato a tutti, anche a quelli che non la pensavano come noi e hanno votato in maniera diversa".
Moretti, sollecitato dalle pressanti domande dei cronisti è anche tornato a parlare del partito dei girotondi, ribadendo per l'ennesima volta che il movimento non ha alcuna intenzione di presentare proprie liste, nè alle prossime amministrative nè mai.
 
L'Unità, il bersaglio prediletto
Oggi il linciaggio della testata fondata da Gramsci passa addirittura dal Tg di una televisione di Stato.
"L'Unità è finanziata da Silvio Berlusconi", è questo l'incredibile scoop del Tg2, che ha ripreso, mercoledì scorso durante l'edizione delle 13 e 30, un articolo del quotidiano "Libero".
I telespettatori hanno così appreso che il quotidiano dell'opposizione è finanziato, seppur in piccola parte, dal Presidente del Consiglio, che avrebbe la proprietà di una delle società azioniste finanziatrici del quotidiano.
Il Tg di Mauro Mazza si è occupato anche di fornire i grafici delle partecipazioni azionarie relative al finanziamento dell'Unità. In questi grafici appare chiaro il coinvolgimento del presidente imprenditore, che contribuirebbe così ad alimentare economicamente il giornale che più di ogni altro informa i cittadini sulle malefatte di Berlusconi stesso.
Insomma, chi ha visto quell'edizione del Tg2 si è fatto un'idea precisa: Berlusconi è un benefattore, che finanzia persino il giornale dell'opposizione, Furio Colombo & C. sputano invece nel piatto in cui mangiano.
Tutto normale, l'inchiesta giornalistica è lecita, se non fosse che la notizia è in realtà un bluff.
Il comitato di redazione ha immediatamente smentito, ed ha accusato il telegiornale di aver mandato in onda un servizio su una notizia non verificata che poi è risultata falsa.
Il direttore dell'Unità Furio Colombo ha risposto alla "provocazione" con un editoriale intitolato "Milizia volontaria del padrone", nel quale parla di "una prova ulteriore di sottomissione" della Tv di Stato.
A difendere la testata è intervenuto anche il deputato Ds e portavoce dell'associazione Articolo21 Liberi di... Giuseppe Giulietti, che ha parlato "di una vera e propria aggressione che non può avere alcuna giustificazione".
Sulla vicenda, poi, è tornato, il giorno seguente, lo stesso Tg2, che ha mandato in onda un altro servizio con il quale ha informato, ed in tono abbastanza polemico, della smentita del quotidiano. "C'era una notizia, solo una notizia, come quando un uomo morde un cane o quando si legge, senza che nessuno smentisca fino alla messa in onda del Tg che il capo del governo si ritroverebbe in qualche modo, e sia pure indirettamente, tra i finanziatori di un giornale di opposizione come l'Unità. Oggi la notizia da riferire è un'altra, la smentita del quotidiano, una smentita, lo ripetiamo, forte decisa e assoluta che rassicura i lettori dell'Unità e probabilmente anche gli elettori del centrodestra".
 
La Direzione generale del Mercato Interno della Ue ha bloccato sul nascere i lavori
per la costruzione del ponte sullo Stretto, accogliendo il ricorso presentato lo scorso ottobre da Legambiente.
Bruxelles ha considerato fondati i dubbi dell'associazione ambientalista, tra i quali c'era quello sulla trasparenza delle procedure d'appalto.
L'Ue ha di fatto congelato i cantieri ed ha avviato la procedura di infrazione nei confronti del governo italiano.
Ma la risoluzione non fermerà solo la costruzione del ponte tra la Sicilia e il continente, la decisione riguarda infatti ben 250 progetti sulle grandi opere.
Lo stop arriva proprio a ridosso della decisione della società Stretto di Messina di dare il via al progetto preliminare per la costruzione del ponte, annunciata pochi giorni fa e davanti alle telecamere di tutto il Paese, dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
INDICE
 
L'Ecofin, il Consiglio dei ministri delle Finanze dell'Unione, ha dato il suo giudizio sui conti italiani.
L'organismo che riunisce i ministri finanziari della Ue ha dato il suo via libera al programma di stabilità dell'Italia, ma con riserva.
Il documento ha infatti criticato la finanziaria 2003 ed ha confermato le preoccupazioni per le misure una tantum del governo e le perplessità sull'obbiettivo del pareggio di bilancio entro il 2004.
Anche le previsioni di crescita del ministero dell'economia italiano sono state bollate come troppo ottimistiche.
Brutte notizie anche dal rapporto dell'Eurostat, che ha valutato l'inflazione italiana molto al di sopra della media europea. In Italia, infatti, l'aumento dei prezzi è stato stimato al 3%, contro il 2,3% dell'Europa dell'euro e il 2,2% dell'Europa a quindici.
Una ventata di pessimismo è poi arrivata dal Centro Studi degli industriali italiani, che ha valutato una diminuzione di oltre il 2% della produzione industriale 2002.
INDICE
 
La nuova legislazione sull'immigrazione Bossi Fini è una legge repressiva.
A sentenziarlo è stata la Corte di Cassazione, che lo ha fatto respingendo un ricorso di un cittadino albanese accusato di sfruttamento della prostituzione.
La Cassazione ha bollato la legge come una norma ad impostazione esclusivamente repressiva, che ha tenuto conto delle normative europee con una lettura unilaterale, e cioè con il solo aumento della funzione di sicurezza e di ordine pubblico.
I magistrati della terza sezione penale hanno anche fatto un esplicito riferimento alla precedente Turco Napolitano, che è stata definita una legge solidaristica con strumenti sanzionatori di vario tipo, senza perdere di vista i principi espressi nella nostra Costituzione.
La Bossi-Fini, in sostanza, avrebbe solo inasprito le pene, continuando a perseguire il fenomeno dell'agevolazione e della migrazione clandestina, rendendo penalmente rilevanti simili attività parassitarie e lucrative.
INDICE
 
Il popolo degli extracomunitari ha presentato 700 mila domande di regolarizzazione, attenendosi alle nuove disposizioni del governo di Silvio Berlusconi, ma, fino ad oggi, sono in pochi ad avere beneficiato del lavoro necessario alla loro permanenza in Italia.
I dati del ministero dell'Interno non lasciano dubbi: se si prende, ad esempio, la città di Bologna, sono state regolarizzate 26 persone su 13.000 richieste.
Ma la situazione non è migliore nelle altre città italiane, a Palermo i contratti firmati sono solo 20 su 4.000, a Firenze centodieci su 17.000, a Milano mille su 87.000, a Verona 86 su 12.853, mentre a Roma sono circa 350 su centomila.
Il ministero dell'Interno ha ammesso di aver riscontrato difficoltà e ritardi, anche se ha scaricato la più parte delle responsabilità sugli uffici postali.
Intanto, a quanto risulta dai dati forniti dall'Inps, le regolarizzazioni hanno fatto incassare allo Stato oltre 330 milioni euro. Gli immigrati protestano, e se la situazione non vedrà presto un miglioramento, porteranno in piazza le loro ragioni il 21 febbraio, in piazza Vittorio a Roma.
INDICE
 
Incarichi a tempo, contratti rinnovabili e un eventuale passaggio ad un incarico a tempo indeterminato sulla base di una valutazione effettuata dagli stessi atenei. E' questa la nuova riforma delle università proposta dal ministro Letizia Moratti, presentata la scorsa settimana.
E' finita dunque l'era delle cattedre a vita, e viene introdotto il principio della valutazione del lavoro svolto anche per i docenti universitari, che saranno valutati dai singoli atenei.
L'obiettivo della riforma è quello di spezzare l'anello di costrizione delle carriere universitarie basato, secondo la Moratti, su un eccesso di localismo.
I più scettici alla riforma universitaria si sono dimostrati i sindacati che hanno chiesto al ministro di sapere con decisione quali saranno i criteri di scelta attraverso i quali saranno selezionati i docenti.
INDICE
 
Si è svolta il 17 gennaio, all'auditorium della fiera della pesca dorica di Ancona, una imponente manifestazione sui problemi legati alla sanità.
La mobilitazione,che ha visto la partecipazione di centinaia e centanaia di cittadini, era organizzata dalla Cgil regionale Marche e da altre associazioni, tra le quali il Movimento di difesa del cittadino.
Riportiamo all'indirizzo www.resistere.it/ssanita.htm i testi integrali delle relazioni del segretario regionale Cgil Gianni Venturi e del presidente regionale dell'Mdc Giovanni Fiorentini. INDICE
 
 
 
Nuovo turno elettorale in Olanda, nuovo trionfo della coalizione di centro destra.
L'obiettivo del primo ministro Jan Peter Balkenende è stato quasi raggiunto e forse potrà ora governare senza il pericoloso aiuto della Lista dell' Lpf, il partito di estrema destra che fino a qualche mese fa faceva capo al leader xenofobo Pim Fortuyn.
Le elezioni si erano infatti rese necessarie dopo la crisi di governo del 16 ottobre 2002. Quel giorno il partito cristiano-democratico e quello liberale avevano deciso di rimettere il mandato nelle mani della Regina (dopo soli tre mesi di lavoro) per non continuare a governare insieme all' Lpf, che, avendo ottenuto un discreto successo alle precedenti elezioni, era indispensabile a garantire la maggioranza alla coalizione.
La scelta di Jan Peter Balkenende è stata premiata dagli elettori: i democristiani hanno ottenuto 44 seggi, i liberali del Vvd 28, mentre i laburisti si sono fermati a 42.
La coalizione di centrodestra ha ora quasi la maggioranza per governare da sola (72 seggi su 150), e potrà cercare gli ultimi seggi necessari tra le file di qualche piccolo partito o, addirittura tra quelle dei laburisti.
Punita la Lista Fortuyn, che conquista solo 8 seggi contro i 26 ottenuti nelle precedenti elezioni.
INDICE
 
 
 
Marco Pannella ha ricevuto la notifica della condanna a quattro mesi di carcere, conseguenza della distribuzione gratuita di hashis del 1995.
 
Sabato notte è deceduto Francesco Trussardi, che è rimasto vittima di un incidente stradale.
La sua auto, una Ferrari, si è schiantata verso le quattro del mattino contro un palo della luce, sulla Provinciale 86, nei pressi di Bergamo.
 
 
Martedì 28 gennaio 2003 Cusano Milanino (Mi)
ore 20,45
Presentazione del volume MANI PULITE la vera storia
alle ore 20,45 presso l'aula Consiliare.
Saranno presenti gli autori Marco Travaglio e Peter Gomez
Organizza Italia dei Valori
 
Martedì 28 gennaio 2003
ore 11
FACCIAMO LA PACE
Facoltà di Lettere
Via Columbia, 1
TOR VERGATA
Gli studenti e i docenti inaugurano una targa con L'ARTICOLO 11 DELLA COSTITUZIONE "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa
alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali."
Presenzieranno alla cerimonia d'inaugurazione:
Sen. Oscar Luigi Scalfaro, ex Presidente della Repubblica On. Antonio Di Pietro, parlamentare europeo Prof. Franco Salvatori, Preside della Facoltà di Lettere
Prof. Alessandro Finazzi Agrò, Rettore dell'Ateneo Rappresentati del Comune di Roma Esponenti di associazioni pacifiste Rappresentanti degli studenti
Dopo la cerimonia all'aperto, con brevi interventi delle personalita' presenti e degli studenti, seguira' un dibattito nell'auditorium.
Hanno aderito:
Osservatorio Europeo sulla legalita' e la questione morale Greenpeace, Emergency, L.I.P.U., Associazione antirazzista 3 febbraio (A3F), Attac Italia, Un ponte per, Comunità di S. Egidio, CGIL per la Pace, 4S solidarieta', ONDRAC, LAV, Comitato contro al guerra di Tor Vergata.
 
Mercoledì 29 Gennaio 2003, Arcore (Mi)
Ore 21.00
AULA MAGNA
Scuola Media Via Monginevro
ARCORE
Incontro sul tema: PARTITI E/O MOVIMENTI
Dalla protesta alle proposte Ne discutiamo con:
FILIPPO PENATI - Segretario Federazione Provinciale D.S.
Prof. MAURO ORLANDO - Ass. "Per mano per la Democrazia - Girotondi - Milano"
Dott. ANGELO SALVATORI - Ass. "Communitas 2002"
Coordina:
Prof. CLAUDIO FONTANA - Assessore Cultura e Istruzione - Comune di Arcore
La cittadinanza, le associazioni, i gruppi politici sono invitati.
D.S.- Arcore
 
Giovedì 30 gennaio 2003, Palermo
ore 17
‘NON SOLO PORTELLA’ onlus
associazione tra i familiari delle vittime della strage di Portella della Ginestra
Partinico (PA) icasar@tin.it
VI RICORDIAMO CHE GIOVEDI’ 30 GENNAIO ALLE ORE 17 PRESSO LA SALA DELLE CONFERENZE DEL PALAZZO DEI CARMELITANI DI PARTINICO, (Corso dei Mille, 254)
SI TERRA’ IL PREVISTO INCONTRO SUL TEMA ‘LA STRAGE DI PORTELLA DELLA GINESTRA E LA LIBERTA’ DELLA RICERCA STORICA’
DURANTE L’INCONTRO SARANNO MESSI IN RISALTO GLI ULTIMI ESITI DEGLI STUDI FINORA COMPIUTI SULLA PRIMA STRAGE DI STATO AVVENUTA IN ITALIA, E ANCORA A OGGI, PER LO STATO, SENZA MANDANTI E SI FARA’ IL PUNTO SULLA SITUAZIONE PRECESSUALE CHE VEDE IMPUTATO GIUSEPPE CASARRUBEA, RINVIATO A GIUDIZIO DAL GIP A.TRICOLI.
LA DATA DI INIZIO DEL PROCESSO E’ STATA FISSATA DAL GIUDICE CARLO MARIA TOMASELLI
PER IL PROSSIMO 31 GENNAIO ALLE ORE 9, PRESSO LA EX PRETURA DI PARTINICO (SEZIONE DEL TRIBUNALE DI PALERMO).
 
Martedì 4 febbraio 2003, Arcore (Mi)
Ore 21.00
AULA MAGNA
Scuola Media Via Monginevro
ARCORE
Communitas 2002 Cittadini per l’Etica nella Politica
Associazione dell’Osservatorio Europeo Sulla Legalita’ e la Questione Morale
invita all’incontro sul tema: GIUSTIZIA E ETICA NELLA POLITICA
Ne discutiamo con:
On. ANTONIO DI PIETRO - Presidente dell’ITALIA dei VALORI
Dr. MARCO TRAVAGLIO - Autore del libro Mani Pulite
Dr. PETER GOMEZ - Autore del libro Mani Pulite
Dr.ssa STEFANIA ARIOSTO
Coordina:
Dr. ANGELO SALVATORI - Communitas 2002
Cittadinanza, Associazioni, Gruppi Politici sono invitati
 
LUNEDI' 20 GENNAIO 2003
Il Gazzettino
Barca di clandestini alla deriva Sei morti e ventitré dispersi
Il Mattino
Napoli, inferno sull’autostrada
Gli incidenti ieri mattina sull’A1 all’altezza dello svincolo di Afragola. In serata un altro scontro: due le vittime
Maxitamponamenti per la nebbia: ottanta auto coinvolte, un morto e 65 feriti
Tragedia dell’immigrazione: sei clandestini uccisi dal freddo nello Ionio, giallo sui dispersi
Il Messaggero
Castelli: immunità per i parlamentari
Il titolare della Giustizia: si decida subito sull’indultino. Protesta dell’Anm: no alla commissione su Mani pulite
Il Guardasigilli: «In molti Paesi civili c’è un sistema di non procedibilità per chi è al governo»
Intervista al ministro: «È l’unica via per chiudere il conflitto giudici-politici»
 
MARTEDI' 21 GENNAIO 2003
Liberazione
Indulto, si decide.
La Camera inzia oggi a discutere i progetti di legge che affrontano l'emergenza carceri. Il centrodestra e il centrosinistra divisi al loro interno. Sul cosidetto indultino piovono da entrambe le parti emendamenti tesi a svuotare la proposta fino a renderla inefficace. Rifondazione: è urgente un provvedimento serio che consenta a migliaia di detenuti di uscire dagli istituti di pena. Il ministro Castelli boccia ogni atto di clemenza, promette l'immunità ai parlamentari e annuncia azioni disciplinari contro i giudici "politicizzati"
Il Manifesto
Il giustiziere
Il ministro della giustizia annuncia: stiamo indagando sui magistrati politicizzati. Così Castelli vuole risolvere il conflitto con i giudici: "Stanno partendo azioni disciplinari che proveranno gravi situazioni di commistione che compromettono i diritti dei cittadini". il guardasigilli ce l'ha con la libertà di manifestare: "Qualche magistrato visto nei cortei dei no global si è giustificato dicendo che era lì per caso..." E' la risposta alle proteste delle toghe con la Costituzione. Non l'unica: il governo prepara il ritorno dell'immunità parlamentare
La Stampa
Castelli: azioni disciplinari per i giudici politicizzati
Il ministro: grave commistione, compromette i diritti dei cittadini.
L'opposizione: parole inquietanti e inaccettabili. sul mini-indulto è battaglia: presentati più di duecento emendamenti
 
MERCOLEDI' 22 GENNAIO 2003
Corriere della Sera
"Autostrade chiuse se c'è nebbia"
Sicurezza stradale, annuncio del sottosegretario Tassone. Il limitatore di velocità
Il divieto sarà inserito in un nuovo decreto del governo e varrà anche in caso di asfalto ghiacciato. Neve al Nord: traffico bloccato in Lombardia. Automobilisti soccorsi dalla Protezione civile
Il Gazzettino
Sì con riserva ai conti dell'Italia
I ministri finanziari della Ue sollevano rilievi critici sulla Finanziaria e chiedono misure sulle pensioni
Procedura di infrazione alla Germania e avviso alla Francia - Accordo sulla tassazione del risparmio
La Repubblica
Forza Italia rilancia l'amnistia.Ostruzionismo del Carroccio alla Came- ra.Accuse a Castelli per le ispezioni ai "giudici politicizzati".Il Polo si spacca sull'indultino,scontro in aula Lega-An
 
GIOVEDI' 23 GENNAIO 2003
Il Mattino
Stragi sulle strade, piano del governo
Riformare il codice, requisire i veicoli e maggiori controlli sui ragazzi che escono dalle discoteche
Berlusconi sulle costruzioni abusive: non abbattere, ma risanare il territorio
Il Messaggero
Casalinghe, scade il termine per assicurarsi
Per 5 milioni e mezzo di donne, tempo fino al 31 gennaio. Polizza obbligatoria, ma non sono previste sanzioni
Meno di 13 euro per garantirsi contro gli infortuni sul lavoro domestico
L'Unità
Il Tg2 annuncia: Berlusconi dà i soldi all'Unità
La Tv di Stato presenta in ora di massimo ascolto uno scoop inventato
Usano il servizio pubblico per diffamare un giornale di opposizione
 
VENERDI' 24 GENNAIO 2003
Il Corriere della Sera
Gli Usa: Italia con noi nella guerra all'Iraq
L'America: Berlino e Parigi stiano pure in panchina. Prodi: Rumsfeld sbaglia
Tensione con Francia e Germania, la Casa Bianca rilancia l'ipotesi di un attacco: c'è già l'alleanza. Berlusconi frena: auspico una posizione comune per l'Europa, deciderà l'Onu. Vertice a Palazzo Chigi
La Repubblica
Gli Usa: Italia con noi in guerra
La dichiarazione crea un caso politico. l'America: Farancia e Germania restino in panchina
Ma Berlusconi dice: sull'Iraq decideranno l'Onu e il Parlamento
La Stampa
Gli Usa: Italia con noi nella guerra all'Iraq
Il premier: Washington ha le prove. Prodi: rifiutiamo la guerra per saggezza
Berlusconi: la decisione spetta all'Onu e al Parlamento
 
La Stampa (EDIZIONE STRAORDINARIA)
Morto Agnelli, l'Italia in lutto
La famiglia si riunisce, Umberto verso la Presidenza Fiat
 
SABATO 25 GENNAIO 2003
La Stampa
Italia in lutto per la morte di Agnelli
E' mancato ieri mattina. Aveva 81 anni. Cordoglio nel mondo
Umberto verso la presidenza Fiat. Fresco: successione nella continuità
Il Corriere della Sera
Addio a Giovanni Agnelli, l'Italia perde il suo Avvocato
E' morto a 81 anni, nel giorno del passaggio dei poteri al fratello Umberto...
Protagonista della storia del Paese per mezzo secolo. Commozione e messaggi da tutto il mondo
La Gazzetta dello Sport
Ci mancherà
 
DOMENICA 26 GENNAIO 2003
Il Manifesto
L'ultimo corteo
Migliaia in fila al Lingotto per l'addio a Gianni Agnelli
Il Gazzettino
Fazio: venti di guerra sull'economia
Il governatore preoccupato per la spesa pubblica crescente e le riforme che non decollano
"Il clima internazionale peggiora le prospettive di ripresa"
Inflazione: critiche all’Istat
L'Unità
La Cassazione condanna Bossi-Fini
Legge repressiva, lontane dalle norme europee, nega la solidarietà prevista dalla costituzione
Il Capo della Lega: siamo alla dittatura dei giudici. Estesa la caccia anche alla Suprema Corte
 
La mafia ha fatto accordi con Berlusconi
Roma- Cosa Nostra, la mafia siciliana, agli inizi degli anni ‘90 ha trasferito la sua alleanza dalla Democrazia Cristiana, allora partito dominante, al nuovo partito fondato da Silvio Berlusconi, che poi èdiventato primo ministro così ha dichiarato un mafioso che sta collaborando con le autorità
Antonio Giuffrè sta testimoniando al processo contro Marcello Dell'Utri, ex direttore nell’impero finanziario di Berlusconi la Fininvest e che adesso rappresenta il suo partito di centro destra Forza Italia nel senato, la camera alta del parlamento.
Interrogato dai difensori di Dell’Utri lo scorso lunedì se la mafia avesse seguito la corrente di Forza Italia per salire sul carro dei vincitori Giuffrè ha risposto “Permettetemi di dire che Cosa Nostra cavalca i cavalli migliori”.
Inoltre ha affermato “Eravamo tutti stanchi dei democristiani, ed abbiamo trovato in questa nuova formazione [Forza Italia] un certo senso di aspettativa”
I legali di Dell’Utri, il cui assistito è accusato di associazione mafiosa hanno espresso disprezzo nei confronti della testimonianza di Giuffrè.
Gli accordi tra la Mafia e Forza Italia sono solo una fantasia, hanno affermato,  I fatti “smentiscono categoricamente la versione di Giuffrè, dato il fatto che il centro sinistra ha fatto passare leggi favorevoli a Cosa Nostra, mentre il centrodestra ha introdotto numerose misure contro il crimine organizzato” ed hanno aggiunto “Giuffrè ha dimostrato di non essere credibile quando gli viene fatta richiesta di nomi e circostanze, tutto quello che si sente è silenzio”.
Giuffrè è considerato uno dei mafiosi pentiti più importanti degli ultimi 20 anni, venne arrestato in Aprile ed ha cominciato a collaborare con i giudici a giugno. Ha testimoniato nel processo Dell'Utri ed è stato chiamato a testimoniare dai procuratori che stanno cercando di ribaltare il verdetto di primo grado che ha assolto Giulio Andreotti, la figura dominante della Democrazia Cristiana nel dopoguerra, dall’accusa di associazione mafiosa.
Una ragione per cui la testimonianza di Giuffrè continua ad avere questa risonanza risiede nel fatto che, secondo varie interrogazioni parlamentari, la corrente andreottiana della della Democrazia Cristiana ha sviluppato una solida base in Sicilia dalla fine degli anni 60 in poi grazie ad una fattiva collaborazione con Cosa Nostra.
Questa Collaborazione è finita nel 1992 quando la corte di Cassazione ha emesso il verdetto più duro confermando la colpevolezza di più di 300 imputati di associazione mafiosa nel cosiddetto maxi-processo.
Secondo i pentiti, questa sentenza ha fatto infuriare i vertici di Cosa Nostra, che sperava che i luogotenenti di Andreotti avessro messo pressione sulla corte per cambiare il verdetto.
Il successivo collasso del partito dei democristiani ha coinciso con l’ascesa di Forza Italia, che Berlusconi ha usato come mezzo per arrivare al posto di primo ministro nelle elezioni politiche del 1994 e del 2001
La coalizione di centro destra guidata da Forza Italia ha dominato in Sicilia nei 9 anni passati, e nel 2001 ha raggiunto l’apice conquistando tutti e 61 i seggi dell’isola nelle elezioni per la camera bassa del parlamento.
Financial Times ,22 Gennaio 2003 (traduzione Camilla Francese)
 
 
 
 
 
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