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La Linea del Piave resistere.it
Settimanale on line -
Direttore Resp. Paola Giudiceandrea Iscrizione Registro Giornali e
Periodici Tribunale di Lecco n° 37/02 - Anno II° -
Numero IV° - 27 gennaio 2003 - www.resistere.it - redazione@resistere.it
Il mondo rende omaggio all'avvocato
Agnelli
Stimato in Italia e all'estero, messaggi di cordoglio da tutto
il mondo. In migliaia alla veglia di addio
La mattina di venerdì 24 gennaio 2003 si è
spento l'Avvocato Gianni Agnelli.
L'industriale è morto dopo una lunga malattia, un tumore alla prostata che lo aveva colpito da tempo. Si è spento nella villa di famiglia sulle colline torinesi, circondato dalla moglie Marella, dalla figlia Margherita e dai nipoti. La sera precedente l'Arcivescovo di Torino, Severino Poletto, gli aveva somministrato l'estrema unzione. La notizia, nonostante fosse ammalato da tempo e fosse di dominio pubblico il peggiorare delle sue condizioni di salute, è piombata come un macigno nelle case degli italiani. "Le roi d'Italie est mort", ha titolato il francese liberation dedicandogli una foto a tutta pagina. L'Italia è una Repubblica ed Agnelli non era certo un monarca, ma il paragone ci sta. Funerali in diretta Tv, edizioni straordinarie dei tg e di molti periodici, monopolio assoluto delle prime pagine dei quotidiani (a volte le prime quindici) e cordoglio unanime manifestato a tutti i livelli, da quello politico di maggioranza a quello di opposizione, dal mondo industriale a quello sindacale. Un lutto pesante in patria e all'estero, tanto che persino la tv americana Cnn, appena ricevuta la notizia, ha interrotto le normali programmazioni e ha lanciato un collegamento con il suo inviato in Italia. |
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Il
mondo rende omaggio all'avvocato Agnelli - L'ultimo saluto - La vita - Le
tragedie - E' morta anche Violante Caracciolo - L'ultima apparizione in
pubblico - Le reazioni - Le dichiarazioni a caldo - Il futuro della Fiat -
La Repubblica delle Banane VAI
Silvio Berlusconi
e Giovanni Agnelli VAI
Le proposte di
Castelli: sanzioni per le toghe rosse e ritorno all'immunità parlamentare
- Lettera Aperta ad Antonio Di Pietro VAI
Indultino,
indulto, amnistia: tutto da rifare, o quasi VAI
Guerra all'Iraq:
anche nel Polo voci contrarie VAI
APPROFONDIMENTO
Oggi la Cassazione
decide su Imi-Sir e Sme VAI
Le prime
conseguenze alle dichiarazioni di Giuffrè VAI
L'Ue contro il conflitto di interessi, il Papa ai cronisti: "Resistere" VAI Berlusconi attacca
i giudici e non la corruzione VAI
COMMENTO
E' per tutti il
giorno della memoria? di Dario Migliucci VAI
ALTRE
NOTIZIE
Il compleanno dei
girotondi VAI
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bersaglio prediletto VAI
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sullo stretto VAI
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brutte notizie VAI
La Cassazione: "La
Bossi Fini, legge di repressione" VAI
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gli immagrati pagano ma non vengono assunti VAI
Moratti: arrivano
i docenti "a tempo" VAI
Grande
manifestazione sulla sanità nelle marche VAI
Ds, la Finocchiaro
prende il posto di Bonito VAI
Referendum: il
governo prepara il comitato del "no" VAI
Olanda: escudono
l'estrema destra e rivincono l'elezioni VAI
La lista Craxi
alle Europee VAI
Parità tra le
religioni, tutti a favore, tranne la Lega VAI
Droghe leggere,
Marco Pannella in libertà vigilita VAI
E' morto Francesco
Trussardi VAI
APPUNTAMENTI
Martedì 28 gennaio
2003 Cusano Milanino (Mi)
Martedì 28 gennaio
2003
Mercoledì 29
Gennaio 2003, Arcore (Mi)
Giovedì 30 gennaio
2003, Palermo
Martedì 4 febbraio
2003, Arcore (Mi) VAI
RASSEGNA
STAMPA
Italiana
Straniera
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L'ultimo
saluto
Giovanni Agnelli è morto nella
villa di famiglia a Villar Perosa, sulle colline torinesi. Subito dopo il
comunicato della famiglia i cancelli della villa sono stati presi
d'assalto da fotografi e giornalisti, ma anche da tanta gente
comune.
La camera ardente è stata allestita al lingotto nella giornata di sabato, ed oltre centomila persone hanno silenziosamente reso omaggio all'Avvocato passando, uno alla volta, davanti al feretro. Per permettere a coloro che erano giunti a Torino di partecipare, la camera ardente ha posticipato la chiusura ed è rimasta aperta tutta la notte. I funerali di Stato si sono
svolti invece domenica mattina. Oltre diecimila persone si sono radunate
nella Piazza del Duomo di Torino, tra loro tanti personaggi dello sport,
della politica, del mondo industriale e sindacale.
La salma è stata poi portata al cimitero di Villar Perosa. La
vita
Gianni Agnelli nasce a Torino
nel 1921, da una delle famiglie più ricche d'Italia, il nonno è infatti il
fondatore della Fabbrica Italiana Automobili Torino.
Il futuro leader della famiglia rimane orfano del padre a soli 14 anni e pochi anni dopo si ritrova a combattere come ufficiale di cavalleria in Africa, dove viene anche ferito, e in Russia, durante la seconda guerra mondiale, guadagnandosi la Croce di guerra al valor militare. Nel 1952 è vittima di un grave
incidente in auto, che gli procurerà una ferita alla gamba destra che
lascerà segni visibili per il resto della sua vita. Nel 1953 sposa Marella
Caracciolo, dalla quale avrà due figli.
Laureato in giurisprudenza (è
infatti avvocato, anche se non ha mai professato), nel 1943 diventa
vicepresidente della Fiat, nel 1947 presidente della Juventus, nel '63
amministratore delegato dell'Azienda automobilistica torinese, dal '74 al
'76 è presidente della Confindustria.
Ma le cariche non hanno
importanza, qualunque ruolo ricopra, nella Fiat come nella Juventus, per
tutti e il "patriarca" e la sua parola pesa come quella di nessun
altro.
Nel 1991 il presidente della
Repubblica Francesco Cossiga lo nomina Senatore a vita, "per aver
illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico,
artistico e letterario". Nel 1993 Oscar Luigi Scalfaro gli propone la
poltrona di Palazzo Chigi. Ma Agnelli rifiuta categoricamente:
"Assolutamente mai, per le responsabilità che ho al vertice di un'azienda
fra le prime in Italia e che è presente in tante parti del
mondo". Agnelli era sicuramente l'Italiano più conosciuto e rispettato all'estero, tra le sue storiche amicizie spiccano quelle con il presidente Usa John Kennedy, con il segretario di Stato americano Henry Kissinger, con l'ex presidente della Repubblica Francese Valery Giscard d'Estaing e con il miliardario americano David Rockfeller. |
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Le tragedie
Una vita segnata dal successo, ma anche dai grandi
dolori.
Agnelli è stato sepolto nella tomba di famiglia accanto ai suoi cari, alcuni dei quali scomparsi premeturamente. E' il caso del papà Edoardo, morto nel 1935 a causa di un incidente aereo, quando Gianni aveva solo 14 anni. Ma i dispiaceri più grandi sono arrivati negli ultimi anni. La morte del nipote prediletto Giovannino, figlio di Umberto ed erede universale, deceduto poco più che trentenne nel '97 per un tumore, e quella del figlio Edoardo, morto nel 2000, quando, dopo aver parcheggiato la sua Fiat Croma nei pressi di un ponte dell'autostrada, si lanciò nel vuoto uccidendosi. E' morta anche Violante
Caracciolo Un'altra disgrazia ha colpito la famiglia
Agnelli.
Violante Caracciolo, cognata di Umberto, è morta nel pomeriggio di venerdì, a poche ore di distanza dal decesso di Giovanni. Un altro lutto, forse non una coincidenza, la Caracciolo è spirata a causa di un malore, probabilmente legato all'emozione per la notizia della morte dell'Avvocato. L'ultima apparizione in
pubblico Dal maggio 2002, quando scoprì
il tumore alla prostata, le sue apparizioni davanti a fotografi e
telecamere erano gradualmente diminuite, anche perchè aveva cercato di
curare quel terribile male negli States. L'ultima volta in pubblico risale
al 20 settembre scorso, quando la famiglia regalò la propria collezione di
quadri alla città di Torino.
Le
reazioni
Le reazioni politiche sono
state praticamente unanimi: Ciampi, Berlusconi, Rutelli, Fassino,
Berlinguer, D'Alema e tutti gli altri hanno dedicato un pensiero
all'Avvocato.
Ma Gianni Agnelli si era guadagnato il rispetto anche di colleghi e sindacalisti. Parole di cordoglio e di stima sono arrivati da De Benedetti, D'Amato, Trochetti Provera, da Sergio Cofferati, e dai massimi leader delle associazioni dei lavoratori. Commossi i commenti anche sul fronte sportivo, giocatori attuali ed ex della Juventus, protagonisti della Ferrari e avversari sportivi si sono precipitati a rendere omaggio alla salma dell'Avvocato. Una corona di fiori è arrivata anche da Vittorio Emanuele di Savoia, che non ha dimenticato che Giovanni Agnelli fu l'unico italiano a rendere omaggio, nel 1983, alla morte del padre ed ex re Umberto II, facendo scendere in campo la Juventus con il lutto al braccio, scatenando la reazione di molti politici che ricorsero anche ad una interrogazione parlamentare. Un forte segnale di rispetto è arrivato dal fronte operaio e sindacale, Fiom, Fim e Uilm hanno sospeso gli scioperi previsti per questi giorni, mentre a Mirafiori l'intero stabilimento, macchinari inclusi, si è arrestato per osservare un minuto di silenzio. Il coro è stato unanime, o quasi. C'è stato infatti qualche distinguo, e forse, qualche frase fuori posto: è il caso di alcuni esponenti della Lega, di qualche piccolo esponente sindacale, del leader dei no global napoletani Francesco Caruso e persino dal regista Nanni Moretti. Le dichiarazioni a
caldo
Il futuro della
Fiat
Agnelli ne se andato nel giorno
in cui il fratello Umberto tornava alla presidenza della Fiat. L'assemblea
dell'accomandita di famiglia è incominciata nonostante la notizia. Nessuna
sorpresa, scelta prevedibile dettata dallo stile della famiglia. Del tutto
inaspettata, invece, la reazione dei mercati: il titolo Fiat è subito
salito al 4,19%, per poi volare al 6,03%, e anche le altre finanziarie di
casa Agnelli hanno guadagnato il 3,69%. Successivamente, però, si è
registrata una flessione.
Umberto è anche diventato provvisoriamente presidente della Giovanni Agnelli & C., anche se in futuro verrà rimpiazzato dal nipote ed erede John Elkan. John Elkan è infatti il giovane disegnato alla guida dell'impero di famiglia, 25 anni, figlio di Margherita Agnelli e dello scrittore giornalista Alain Elkann, nasce a New York, si diploma a Parigi e si laurea in ingegneria a Torino. Per quanto riguarda l'esperienza lavorativa, John ha cominciato proprio dalla gavetta, un mese di lavoro in uno stabilimento Magneti Marelli in Inghilterra ad assemblare fari d'auto e due mesi in Polonia alla catena di montaggio della Cinquecento. Dal 2001 è membro della Corporate Audit Staff della General Electric. La Repubblica delle
Banane
L'unico partito a fargli
battere il cuore fu quello Repubblicano di Ugo La Malfa, come confessò lui
stesso parecchi anni fa. Per il resto, la politica di famiglia non era
certo un segreto e si poteva riassumere così: gli Agnelli sono dalla parte
di chiunque ci sia al governo, e fu così anche per quello di Silvio
Berlusconi.
E, a proposito del governo
Berlusconi, Agnelli si rese protagonista di una diatriba con la stampa
internazionale prima delle elezioni politiche del 2001.
Dopo l'ennesimo articolo contro l'asse Lega-An-Forza Italia l'Avvocato accusò la stampa estera di trattare l'Italia come una Repubblica delle Banane, incapace di scegliere la giusta strada democratica. E, come tutte le freddure dell'industriale, anche quella battuta è restata un marchio indelebile. Da quel giorno non si contano più gli articoli dei giornali internazionali, ed in particolare dell'inglese Economist, che parlano dell'Italia di Berlusconi come della Repubblica delle banane. Per la verità l'Avvocato andò oltre, dopo il licenziamento del ministro degli esteri Ruggero, che godeva della stima della famiglia, Giovanni Agnelli commentò: "Repubblica delle banane? In Italia non ci sono neanche quelle, forse sarebbe una definizione migliore "La repubblica dei fichi d'India"". INDICE A dare l'ultimo saluto a
Giavanni Agnelli non c'erano solo gli industriali, i politici e gli uomini
di spettacolo. C'erano soprattutto gli operai della Fiat e tanta gente
comune. C'erano i sindacalisti, che lo avevano spesso criticato, ma sempre
rispettato. Agnelli sicuramente ha commesso tanti errori nella propria
vita, ed il suo comportamento non è sempre stato cristallino, ma tutti gli
italiani, e non solo, provavano per lui una profonda stima.
Non erano solo politici i centomila in fila davanti alla camera ardente, non erano solo industriali i diecimila di Piazza Duomo. Gianni Agnelli è riuscito, se non a farsi amare da tutti, almeno a farsi rispettare, anche perchè, come ha scritto il direttore dell'Unità Furio Colombo, "con questa classe dirigente lui non aveva proprio nulla a che fare". E la dimostrazione di tutto ciò la abbiamo avuta quando il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha attraversato il sagrato del Duomo durante i funerali. Le stesse persone che rendevano omaggio al ricco e potente Gianni Agnelli, hanno riservato fischi al ricco e potente Silvio Berlusconi. Berlusconi ha detto, visibilmente commosso, di aver perso un grande amico, qualcuno pensa invece che la loro era un' amicizia forzata dagli interessi economici. La verità non la sapremo mai e non la vogliamo neanche sapere, ci limitiamo solo a ricordare che, quando scomparve il grande Indro Montanelli, che lo definiva "il piazzista di Arcore", il Cavaliere, visibilmente commosso, commentò: "Ho perso un grande amico". INDICE Lo aveva già annunciato in
occasione dell'apertura dell'anno giudiziario, ed è stato di parola. Il
ministro della Giustizia Roberto Castelli ha dichiarato di essere pronto a
fare partire sanzioni disciplinari contro i magistrati politicizzati, gli
stessi che intende punire attraverso l'istituzione della Commissione su
Tangentopoli. E, per proteggere i politici dai giudici di parte opposta,
Castelli rilancia anche l'ipotesi di ripristinare l'immunità
parlamentare.
"Stanno partendo azioni disciplinari che dimostreranno la commistione politica di certi magistrati, e come questa la commistione è talmente grave da compromettere i diritti dei cittadini", ha affermato il Guardasigilli per spiegare le azioni disciplinari contro i giudici. "Stanno venendo alla luce dalle indagini del mio ispettorato - ha continuato il ministro - situazioni di commistione che non ci dovrebbero essere. Situazioni gravi dal punto di vista deontologico. Alcuni comportamenti dei magistrati fanno nell'immaginario collettivo convincere i cittadini che i magistrati sono politicizzati. Per esempio, qualche magistrato visto nei cortei dei no global, si è giustificato dicendo che era lì per caso. Noi ci abbiamo creduto...''. Del resto, che alla Lega non
piacessero i magistrati rossi lo si era capito fin dal 1995, quando
Umberto Bossi aveva detto ad Agostino Abate, pm di Varese che stava
indagando sul finanziamento illecito dei partiti: "ti raddrizzeremo la
schiena". Detto, fatto: Abate è uno dei primi pm ad essere colpito da
sanzione disciplinare.
Le affermazioni di Castelli hanno suscitato un vespaio di polemiche, anche all'interno della stessa maggioranza. Ignazio La Russa, di An, si è dimostrato alquanto scettico sulla possibilità di "punire" i magistrati: "Sulle sanzioni decide il Csm, non Castelli", anche se si è dimostrato possibilista sulla reintroduzione dell'immunità parlamentare. Coro di critiche, invece, dalla minoranza, che parla di «tentativo del ministro della Giustizia di ingabbiare i magistrati», e anche da parte di Magistratura Democratica e dell'Anm: "Governo e maggioranza stanno mettendo in atto una offensiva contro la giurisdizione senza precedenti, che passa attraverso attacchi a singoli magistrati e una continua delegittimazione della funzione giudiziaria". Dalla parte dei magistrati, infine, anche i giornalisti: "Anche i giornalisti con la Costituzione in mano: giustizia e informazione fanno entrambe riferimento a libertà insopprimibili", ha affermato Paolo Serventi Longhi, segretario generale della federazione nazionale della stampa. Lettera Aperta ad
Antonio Di Pietro
Gentile On Di
Pietro,
Communitas 2002 le esprime la
più totale solidarietà e la più incondizionata gratitudine, cosa che
dovrebbero fare tutti i cittadini italiani onesti. La preghiamo di
estendere gratitudine e solidarietà a tutti i magistrati italiani che,
operando o avendo operato in conformità alla Legge e alla Costituzione,
hanno dovuto subire gli insulti pubblici di un ex ministro
della giustizia e dai suoi accoliti.
L'indignazione che ci ha
annichilito, ci induce a rendere pubblica questa nostra solidarietà
attraverso i mezzi telematici che, unici, sono rimasti i portavoce della
parte più sensibile e onesta della cittadinanza.
Angelo
Salvatori
Presidente di COMMUNITAS
2002
Si parla di indultino e spunta
fuori l'ipotesi dell'indulto unito all'amnistia. Risultato: doppia rissa,
tra maggioranza e opposizione e all'interno dei due schieramenti, e la
votazione sull'indultino, che sembrava orientata verso il sì, rimandata al
4 febbraio con meno possibilità di essere approvato.
E' questo il resoconto di una settimana di passione che ha visto protagonisti, in particolare, Lega, Ds e Forza Italia. Ma andiamo con ordine. Mentre si stava discutendo sull'indultino, Forza Italia ha rilanciato la proposta dell'amnistia. Immediata l'ìinsurrezione della Lega, da sempre contraria a qualsiasi forma di sconto di pena e scarcerazione dei detenuti. Dalla sua parte si è schierata Alleanza Nazionale, anche se Gianfranco Fini ha lasciato libertà di voto sull'indultino. Dall'altra parte, Verdi, Rifondazione, Sdi, Comunisti italiani, Udeur e Udc, favorevoli a un atto di clemenza ampio. In mezzo, invece, Forza Italia, Margherita e Ds. La bagarre nata dopo la proposta dell'amnistia, alla quale se ne è aggiunta anche una favorevole all'indulto vero e proprio, ha causato notevoli ripercussioni. Innanzitutto, la Commissione Giustizia di Montecitorio ha rinviato al 4 febbraio l'esame in aula del testo dell'indultino (che prevede una scarcerazione anticipata di tre anni in cambio di buona condotta di cinque anni). E, proprio mentre stava lavorando a un testo base, alternativo all'indultino, che comprendesse l'indulto e l'amnistia, ha scelto di gettare la spugna. La decisione della Commissione Giustizia è arrivata dopo un'attenta riflessione: infatti, per varare l'indulto è necessaria una maggioranza qualificata dei due terzi dell'assemblea. E, visto il clima rissoso che si respira in Parlamento (due deputati, della Lega e dei Ds, stavano addirittura arrivando alle mani), sarebbe stata una battaglia persa in partenza. Resta, quindi, la discussione sull'indultino, sempre che da qui al quattro febbraio le polemiche scendano di tono. INDICE La guerra contro l'Iraq inizia
a dividere anche la maggioranza. Oltre alle diverse prese di posizione a
livello europeo, anche l'Italia deve fare i conti con il mondo politico,
profondamente spaccato tra l'ipotesi di un intervento preventivo o meno.
Ma, se fino a qualche giorno fa la spartizione sembrava essere sinistra
contraria e Polo favorevole, adesso la situazione è radicalmente cambiata.
Un gruppo di deputati del Polo ha infatti promosso una raccolta di firme
contro la guerra e ha già inviato una lettera al Presidente del Consiglio
Silvio Berlusconi. Gli oltre cinquanta pacifisti della Casa delle Libertà
hanno così voluto mettere al corrente il loro leader dell' "accrescersi
del pericolo che una guerra preventiva dilani drammaticamente lo scenario
internazionale". E contro la guerra si è espresso anche Fazio, governatore
della Banca d'Italia: "Allontana la ripresa economica", ha spiegato. Da
parte sua, però, il premier sembra
restare sulle sue posizioni, espresse in maniera chiara dal portavoce della Casa Bianca Ari Fleischer: «L'Italia sarà in guerra assieme a noi contro l'Iraq». L'Italia a fianco degli Usa
contro Saddam, quindi? Sembra proprio così, anche se lo stesso Berlusconi
ha sottolineato che la decisione di un intervento spetterà all'Onu e non
agli Usa.
A livello europeo, la situazione appare delicata. Francia e Germiania hanno fatto
sapere a Bush le loro intenzioni: no alla guerra. Mentre Inghilterra, e
Spagna si sono schierate per il sì. In settimana si lavorerà per cercare
di arrivare a una posizione comune, anche se l'incontro che doveva tenersi
oggi, lunedì 27, è slittato, sembra a causa delle dichiarazioni di
Berlusconi, che ha giudicato troppo pacifiste Francia e Germania. Un
vertice europeo è comunque previsto entro breve. INDICE
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L'ultimo atto era stata la sospensione del
processo, in attesa che la Corte di Cassazione decidesse se ritenere
valida o meno la richiesta di legittima suspicione presentata dai legali
difensori e valutasse quindi se spostare il procedimento in un'altra
sede.
In gran giorno è arrivato, e oggi, lunedì 27 gennaio, la Cassazione deciderà se trasferire i processi Imi-Sir e Sme. L'Italia saprà quindi se la legge Cirami avrà raggiunto i suoi obbiettivi, come confessato qualche tempo fa dal signor Cirami stesso. Pochi giorni fa gli avvocati di Berlusconi e Previti hanno inviato un documento di "memorie" con il quale motivano alla Corte i motivi della richiesta di spostamento. I legali hanno messo tra le motivazioni anche alcune interviste di Gerardo D'Ambrosio e Armando Spataro, testimonianza, secondo loro, della parzialità della magistratura meneghina, e l'alta attenzione della stampa attorno ai processi, definita come una "straordinaria forza mediatica" conseguenza, non della notorietà degli imputati, "bensì in relazione alla fede giudiziaria dove questo si svolge". Secondo l'onorevole Giuliano Pisapia, legale di parte civile nel processo Sme e Mondadori, che tutela gli interessi di Carlo De Benedetti, "la nuova legge sul legittimo sospetto, la cosidetta Cirami, non è applicabile a questo caso, perchè è stata approvata dopo la presentazione dei ricorsi". Se l'Alta Corte decidesse di accogliere
l'istanza dei legali delle difese, il processo verrà probabilmente
trasferito da Milano a Brescia. INDICE
Cominciano a diventare pesanti le
dichiarazioni dell'ex boss di Cosa Nostra Antonino Giuffrè.
In seguito alle confessioni del collaboratore di giustizia, la Procura di Palermo ha aperto un fascicolo sul vicepresidente della commissione Giustizia della Camera Antonio Mormino, che risulta ora indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Come conseguenza dell' indagine, il parlamentare di Forza Italia ha deciso di non partecipare alle prossime riunioni della Commissione che, tra l'altro, deve tra poco esprimersi sull' indulto. Sorte ancora peggiore per il senatore di
An Antonio Battaglia, anche lui rimasto invischiato grazie alle
dichiarazioni di Giuffrè, il Senatore si è infatti autosospeso dal
partito.
Intanto, Giuffrè diventa sempre più protagonista anche nell'ambito del processo nel quale è imputato, per concorso esterno in associazione mafiosa, il senatore di Forza Italia Marcello dell'Utri. La seconda sezione penale del Tribunale di Palermo ha infatti respinto la richiesta dei difensori del Senatore ed ha sentenziato che le dichiarazioni del pentito saranno messe agli atti del processo. I legali di Dell'Utri avevano invece chiesto che non fossero presi in considerazione i verbali degli interrogatori del pentito, perchè le dichiarazioni erano giunte dopo i sei mesi entro il quale i pentiti possono collaborare con la giustizia. "I cronisti e i giornalisti, in
particolare, hanno il grave dovere di seguire le indicazioni della loro
coscienza morale e di resistere alle pressioni che li sollecitano ad
adattare la verità, al fine di soddisfare le pretese dei ricchi e del
potere politico".
Non è Francesco Saverio Borrelli a parlare, ma il Pontefice Giovanni Paolo II, durante il messaggio per la giornata mondiale delle comunicazioni sociali. Secondo il Papa i giornalisti "spesso rendono un servizio coraggioso alla verità, ma talvolta funzionano come agenti di propaganda e di disinformazione, al servizio di interessi ristretti, di pregiudizi nazionali, etnici, razziali e religiosi, di avidità materiale e di false ideologie di vario tipo". Per il Pontefice non ci sono quindi mezze misure: "Se i media sono al servizio della libertà essi stessi devono essere liberi e devono utilizzare questa libertà in modo corretto". Il messaggio di Giovanni Paolo II arriva in un momento delicato per l'informazione italiana, ed è veramente difficile credere che tra il discorso del Capo della Chiesa e il monopolio di Silvio Berlusconi non vi sia alcuna relazione. Questo anche perchè il monito arriva quasi in contemporanea al documento dell' Unione europea che ha descritto Tv e stampa Italiana come un caso unico al limite dei confini della democrazia. La europarlamentare liberale Tytti
Isohookana-Asunmiaa ha infatti preparato un documento sullo stato dei
media in europa che la Commissione cultura scienza ed educazione del
Consiglio europeo voterà il 28 gennaio.
Nel documento si parla parecchio del
nostro Paese, definito "un caso speciale tra le democrazie
occidentali".
"In Italia - si legge nel documento - il
conflitto di interessi tra la carica politica di presidente del Consiglio
di Silvio Berlusconi e i suoi interessi privati in campo economico e nei
media, rappresenta una minaccia per il pluralismo dell'informazione"
Ma la parlamentare finlandese ci va ancora più pesante: "la combinazione di controllo politico e finanziario dei mass media ad opera di Silvio Berlusconi mina il normale concetto di legalità democratica". Il documento cita espressamente l'influenza che può avere Berlusconi nelle nomine e nella linea editoriale della Rai e delle Tv di sua proprietà, il cambiamento dei dirigenti della Tv di Stato dopo il suo arrivo a palazzo Chigi e la rimozione dal loro incarico di giornalisti come Biagi e Santoro, ritenuti critici nei confronti del governo. Duro anche il commento sulle nuove leggi sull'editoria, che non hanno contribuito alla limitazione dei poteri del presidente del Consiglio, e al disegno di legge Frattini: "È improbabile che si possa convincere l'opinione pubblica che sono stati affrontati i pericoli del conflitto di interessi". Ma la parlamentare è preoccupata anche per
le ripercussioni che il comportamento di Berlusconi potrà avere sugli
altri Stati e, soprattutto, sulle nuove nazioni che hanno fatto domanda di
ingresso nell'Unione. Oltre al rischio di un dilagamento del modello
italiano nella vecchia europa, c'è il problema legato ai nuovi paesi che
arrivano dal blocco dell'ex patto di Varsavia e che potrebbero rifiutarsi
di risolvere i propri conflitti di interessi prendendo ad esempio proprio
la situazione Italiana. INDICE
Secondo il rapporto annuale Global
Corruption Report 2003 di Transparency, presentato la scorsa settimana a
Londra, Berlusconi avrebbe trasformato la battaglia contro la corruzione
in una battaglia contro i giudici.
L'organizzazione non governativa berlinese si riferisce in particolare alla legge sulla depenalizzazione del falso in bilancio, alla riduzione delle scorte e agli altri bastoni tra le ruote messi ai magistrati che si occupano di corruzione e di mafia, e soprattutto alle riforme legislative introdotte dal governo che sembrano essere state fatte a vantaggio del presidente del Consiglio. Nel rapporto viene inoltre ricordato come già le Nazioni Unite si siano occupate, all'inizio del 2002, dell'attacco dell'esecutivo italiano alla indipendenza della magistratura. Trasparency international si occupa anche dell'informazione italiana, sottolineando come il primo ministro (proprietario dei tre maggiori canali televisivi e che controlla i tre canali pubblici) possa manipolare l'opinione pubblica sulle questiuoni della giustizia. Una frecciatina è riservata anche all'indifferenza che le altre nazioni continuano ad avere nei confronti dell'anomalia italiana. Incredibile, secondo Transparency, il fatto che al G8 di Genova fosse stata affidata a Berlusconi la responsabilità di impostare il programma "Fight Against International Crime" per combattere la corruzione nel mondo, affidata ad un uomo che è accusato, insieme a alcuni suoi collaboratori, di corruzione e falso in bilancio. INDICE |
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di Dario
Migliucci
Il 27 gennaio del 1945 le truppe
sovietiche spalancarono i cancelli del lager di Auschwitz ed il mondo
conobbe il lato più orribile dell'uomo. Oggi, 27
gennaio, si ricordano i martiri della follia nazi fascista.
Pochi giorni fa il presidente della
Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha ricordato le responsabilità italiane
nel compimento dell'assurdo massacro.
Qualora c'è ne fosse bisogno, le parole
del Capo dello Stato non lasciano dubbi, lo sterminio di oltre un quinto
degli ebrei italiani fu reso possibile anche dalle vergognose leggi
razziali del 1938, e non fu dovuto soltanto alla barbarie nazista.
Oggi, tutto il Paese, con programmi
radiotelevisivi, convegni e manifestazioni, ricorda l'olocausto e così
pure fanno altri Paesi dell'Unione europea, Germania inclusa.
Qualcuno però non vuole ricordare e,
forse, fa finta che tutto ciò non sia mai accaduto, quasi che l'olocauso
altro non fosse che un incredibile menzogna raccontata in simultanea da
comunisti ed americani.
Ricordare è un dovere, l'unico modo per
far sì che l'orrore non si ripeta mai più.
Invece, proprio a ridosso della giornata
della memoria, l'amministrazione comunale di catania, guidata da una
giunta di centrodestra, ha deciso di intitolare tre strade ad altrettanti
uomini del ventennio fascista.
I tre prescelti sono due ex deputati del
Movimento Sociale e Filippo Anfuso, esponente della Repubblica di Salò ed
ambasciatore italiano nella Germania nazista dal '43 al '45, e cioè
proprio negli anni durante i quali si consumarono la maggior parte dei
massacri.
Per fortuna c'è anche un'altra Italia, ed
è nato il comitato "Catania Democratica ed Antifascista", del quale fanno
parte, oltre ai locali partiti politici di opposizione ed alla Cgil
catanese, anche l'Associazione Nazionale Partigiani.
Il comitato ha chiesto al comune di
annullare la delibera e di dedicare le tre vie, più saggiamente, ai
martiri della Resistenza, ma la giunta, probabilmente, non desisterà.
Non è una cosa da poco, come forse
potrebbe sembrare, è un atto che oltraggia la memoria dei caduti. Così la
pensa anche Carmelo Mio, il presidente dell'Anpi di Catania, che ha
dichiarato: "Questi fatti succedono perché la destra ha preso il potere. I
fascisti sono al governo. La monarchia sta rientrando. Un ritorno
all'antico, come se la Resistenza non fosse mai esistita".
Bisogna fare attenzione, non creare
inutili allarmi, ma, allo stesso tempo non sottovalutare questi atti di
nostalgia.
Protestare, davanti a questi fatti, è un
dovere di tutti.
La memoria dei deportati è stata infatti
offesa anche altrove, per esempio a Mentana, un paesino del Lazio.
Il sindaco aennino Guido Tabanella ha
negato per oggi l'uso della sala della Galleria Borghese del paese e della
piazza principale agli organizzatori di una mostra sulla Shoah.
Tabanella dimentica un particolare non da
poco: oggi è il giorno nel quale, per legge, si ricordano le vittime
dell'olocausto.
Il primo cittadino ha giustificato il
rifiuto dicendo che la Galleria era già impegnata per una mostra sui
massacri del Carso ad opera degli uomini di Tito, mentre piazza Garibaldi
era semplicemente occupata dalla banda musicale del paese.
E' così, la manifestazione in ricordo
delle vittime del massacro nazifascista si svolgerà in una piazza più
piccola di Mentana.
Piccole umiliazioni che offendono non solo
le vittime dei campi di sterminio, ma anche la stessa Repubblica e quella
fascia tricolore che Guido Tabanella indossa nelle cerimonie ufficiali.
Il parlamentare dei Democratici di
Sinistra Carlo Leoni ha parlato di "ignoranza e malafede".
Troppa ignoranza e troppa malafede per
essere giustificata.
E, a proposito di nostalgici del
ventennio, sabato scorso il movimento per "La giustizia sociale", composto
da circa 600 persone, ha sfilato per le strade di Napoli. Il corteo era
promosso dai neo fascisti di Forza Nuova, che aveva organizzato
contemporaneamente un'altra mobilitazione a Verona. Il tutto a pochi
giorni di distanza dall'aggressione di Adel Smith, il leader dell'Unione
dei Musulmani che ha subito la violenza di una squadraccia nera in stile
anni '20.
Piccola precisazione, tutto ciò che vi è
stato raccontato in questo articolo è successo nella sola scorsa
settimana. Se volessimo raccogliere episodi analoghi a questi a partire
dal 13 maggio 2001 in poi, non basterebbe un libro. INDICE
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Un anno fa il primo appuntamento, ieri, 26
gennaio 2003, il movimento dei girotondi era ancora in piazza per
protestare contro la politica sulla sanità del governo Berlusconi e del
governatore della regione Lombardia Roberto Formigoni.
Cinquemila persone hanno sfilato mano
nella mano, nel centro della città milanese (sotto al Pirellone) e tra
loro c'erano anche nomi eccellenti come Dario Fo, Franca Rame, Roberto
Vecchioni, Daria Colombo, Rosy Bindi, Livia Turco, Nando Dalla Chiesa,
Ottavia Piccolo, Marco Rizzo, Gad Lerner e, naturalmente, Nanni
Moretti.
Proprio il regista ha voluto ricordare il
primo anniversario: "Festeggiamo un anno dal primo girotondo, un anno
molto bello per la democrazia, di grande partecipazione politica, durante
il quale abbiamo parlato a tutti, anche a quelli che non la pensavano come
noi e hanno votato in maniera diversa".
Moretti, sollecitato dalle pressanti
domande dei cronisti è anche tornato a parlare del partito dei girotondi,
ribadendo per l'ennesima volta che il movimento non ha alcuna intenzione
di presentare proprie liste, nè alle prossime amministrative nè
mai.
Per quanto riguarda la sanità, che era
l'oggetto della manifestazione di oggi, i girotondini hanno puntato il
dito contro la politica dell'esecutivo, che vuole distruggere il servizio
pubblico per portare l'Italia ad un sistema di stampo assicurativo, che
garantirà una buona assistenza sanitaria solo ai più ricchi. INDICE
L'Unità, il bersaglio
prediletto
Oggi il linciaggio della testata fondata
da Gramsci passa addirittura dal Tg di una televisione di
Stato.
"L'Unità è finanziata da Silvio Berlusconi", è questo l'incredibile scoop del Tg2, che ha ripreso, mercoledì scorso durante l'edizione delle 13 e 30, un articolo del quotidiano "Libero". I telespettatori hanno così appreso che il quotidiano dell'opposizione è finanziato, seppur in piccola parte, dal Presidente del Consiglio, che avrebbe la proprietà di una delle società azioniste finanziatrici del quotidiano. Il Tg di Mauro Mazza si è occupato anche di fornire i grafici delle partecipazioni azionarie relative al finanziamento dell'Unità. In questi grafici appare chiaro il coinvolgimento del presidente imprenditore, che contribuirebbe così ad alimentare economicamente il giornale che più di ogni altro informa i cittadini sulle malefatte di Berlusconi stesso. Insomma, chi ha visto quell'edizione del Tg2 si è fatto un'idea precisa: Berlusconi è un benefattore, che finanzia persino il giornale dell'opposizione, Furio Colombo & C. sputano invece nel piatto in cui mangiano. Tutto normale, l'inchiesta giornalistica è lecita, se non fosse che la notizia è in realtà un bluff. Il comitato di redazione ha immediatamente smentito, ed ha accusato il telegiornale di aver mandato in onda un servizio su una notizia non verificata che poi è risultata falsa. Il direttore dell'Unità Furio Colombo ha risposto alla "provocazione" con un editoriale intitolato "Milizia volontaria del padrone", nel quale parla di "una prova ulteriore di sottomissione" della Tv di Stato. A difendere la testata è intervenuto anche il deputato Ds e portavoce dell'associazione Articolo21 Liberi di... Giuseppe Giulietti, che ha parlato "di una vera e propria aggressione che non può avere alcuna giustificazione". Sulla vicenda, poi, è tornato, il giorno seguente, lo stesso Tg2, che ha mandato in onda un altro servizio con il quale ha informato, ed in tono abbastanza polemico, della smentita del quotidiano. "C'era una notizia, solo una notizia, come quando un uomo morde un cane o quando si legge, senza che nessuno smentisca fino alla messa in onda del Tg che il capo del governo si ritroverebbe in qualche modo, e sia pure indirettamente, tra i finanziatori di un giornale di opposizione come l'Unità. Oggi la notizia da riferire è un'altra, la smentita del quotidiano, una smentita, lo ripetiamo, forte decisa e assoluta che rassicura i lettori dell'Unità e probabilmente anche gli elettori del centrodestra". Ma per il Consiglio di amministrazione non
è sufficiente, e così ha spedito una lettera di diffida al Presidente Rai
Baldassarre, al direttore generale Saccà e al direttore del Tg2
Mazza.
Inoltre, la vicenda potrebbe finire in tribunale, l'Unità sta infatti valutando la possibilità di passare alle vie legali. INDICE La Direzione generale del Mercato Interno della Ue ha
bloccato sul nascere i lavori
per la costruzione del ponte sullo Stretto, accogliendo il ricorso presentato lo scorso ottobre da Legambiente. Bruxelles ha considerato fondati i dubbi dell'associazione ambientalista, tra i quali c'era quello sulla trasparenza delle procedure d'appalto. L'Ue ha di fatto congelato i cantieri ed ha avviato la procedura di infrazione nei confronti del governo italiano. Ma la risoluzione non fermerà solo la costruzione del ponte tra la Sicilia e il continente, la decisione riguarda infatti ben 250 progetti sulle grandi opere. Lo stop arriva proprio a ridosso della decisione della società Stretto di Messina di dare il via al progetto preliminare per la costruzione del ponte, annunciata pochi giorni fa e davanti alle telecamere di tutto il Paese, dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. INDICE L'Ecofin, il Consiglio dei ministri delle
Finanze dell'Unione, ha dato il suo giudizio sui conti
italiani.
L'organismo che riunisce i ministri finanziari della Ue ha dato il suo via libera al programma di stabilità dell'Italia, ma con riserva. Il documento ha infatti criticato la finanziaria 2003 ed ha confermato le preoccupazioni per le misure una tantum del governo e le perplessità sull'obbiettivo del pareggio di bilancio entro il 2004. Anche le previsioni di crescita del ministero dell'economia italiano sono state bollate come troppo ottimistiche. Brutte notizie anche dal rapporto dell'Eurostat, che ha valutato l'inflazione italiana molto al di sopra della media europea. In Italia, infatti, l'aumento dei prezzi è stato stimato al 3%, contro il 2,3% dell'Europa dell'euro e il 2,2% dell'Europa a quindici. Una ventata di pessimismo è poi arrivata dal Centro Studi degli industriali italiani, che ha valutato una diminuzione di oltre il 2% della produzione industriale 2002. INDICE La nuova legislazione sull'immigrazione
Bossi Fini è una legge repressiva.
A sentenziarlo è stata la Corte di
Cassazione, che lo ha fatto respingendo un ricorso di un cittadino
albanese accusato di sfruttamento della prostituzione.
La Cassazione ha bollato la legge come una norma ad impostazione esclusivamente repressiva, che ha tenuto conto delle normative europee con una lettura unilaterale, e cioè con il solo aumento della funzione di sicurezza e di ordine pubblico. I magistrati della terza sezione penale hanno anche fatto un esplicito riferimento alla precedente Turco Napolitano, che è stata definita una legge solidaristica con strumenti sanzionatori di vario tipo, senza perdere di vista i principi espressi nella nostra Costituzione. La Bossi-Fini, in sostanza, avrebbe solo inasprito le pene, continuando a perseguire il fenomeno dell'agevolazione e della migrazione clandestina, rendendo penalmente rilevanti simili attività parassitarie e lucrative. INDICE Il popolo degli extracomunitari ha
presentato 700 mila domande di regolarizzazione, attenendosi alle nuove
disposizioni del governo di Silvio Berlusconi, ma, fino ad oggi, sono in
pochi ad avere beneficiato del lavoro necessario alla loro permanenza in
Italia.
I dati del ministero dell'Interno non lasciano dubbi: se si prende, ad esempio, la città di Bologna, sono state regolarizzate 26 persone su 13.000 richieste. Ma la situazione non è migliore nelle altre città italiane, a Palermo i contratti firmati sono solo 20 su 4.000, a Firenze centodieci su 17.000, a Milano mille su 87.000, a Verona 86 su 12.853, mentre a Roma sono circa 350 su centomila. Il ministero dell'Interno ha ammesso di aver riscontrato difficoltà e ritardi, anche se ha scaricato la più parte delle responsabilità sugli uffici postali. Intanto, a quanto risulta dai dati forniti dall'Inps, le regolarizzazioni hanno fatto incassare allo Stato oltre 330 milioni euro. Gli immigrati protestano, e se la situazione non vedrà presto un miglioramento, porteranno in piazza le loro ragioni il 21 febbraio, in piazza Vittorio a Roma. INDICE Incarichi a tempo, contratti rinnovabili e
un eventuale passaggio ad un incarico a tempo indeterminato sulla base di
una valutazione effettuata dagli stessi atenei. E' questa la nuova riforma
delle università proposta dal ministro Letizia Moratti, presentata la
scorsa settimana.
E' finita dunque l'era delle cattedre a vita, e viene introdotto il principio della valutazione del lavoro svolto anche per i docenti universitari, che saranno valutati dai singoli atenei. L'obiettivo della riforma è quello di spezzare l'anello di costrizione delle carriere universitarie basato, secondo la Moratti, su un eccesso di localismo. I più scettici alla riforma universitaria si sono dimostrati i sindacati che hanno chiesto al ministro di sapere con decisione quali saranno i criteri di scelta attraverso i quali saranno selezionati i docenti. INDICE Si è svolta il 17 gennaio, all'auditorium
della fiera della pesca dorica di Ancona, una imponente manifestazione sui
problemi legati alla sanità.
La mobilitazione,che ha visto la
partecipazione di centinaia e centanaia di cittadini, era organizzata
dalla Cgil regionale Marche e da altre associazioni, tra le quali il
Movimento di difesa del cittadino.
Riportiamo all'indirizzo www.resistere.it/ssanita.htm
i testi integrali delle relazioni del segretario regionale Cgil Gianni
Venturi e del presidente regionale dell'Mdc Giovanni Fiorentini. INDICE
Anna Finocchiaro è il nuovo capogruppo Ds
in commissione Giustizia alla Camera. La Finocchiaro ha sostituito
Francesco Bonito, che si era dimesso dopo un errore durante le votazioni
alla commissione Giustizia della Camera sugli emendamenti relativi al
disegno di legge sull'indulto. A causa dell'errore di Bonito i Ds votarono
a favore di un emendamento che garantirà lo sconto di pena anche alla
manovalanza delle organizzazioni mafiose.
La decisione è stata presa dall'ufficio di presidenza dei Ds a Montecitorio, che ha definito le dimissioni di Francesco Bonito un atto di alta responsabilità politica. INDICE Il governo potrebbe costituire un "comitato per il no"
in vista del prossimo referendum sull'articolo 18.
E' stato lo stesso ministro del Welfare Roberto Maroni ad annunciarlo la scorsa settimana. Se il progetto fosse attuato sarebbe un fatto senza precedenti, tanto che lo stesso ministro ha riferito di non sapere se la cosa è giuridicamente possibile. Il comitato potrebbe essere costituito come ministero del Welfare o come governo. Il referendum, che è stato già dichiarato ammissibile dalla Corte costituzionale, è stato proposto da Rifondazione comunista, obbiettivo dei promotori è quello di estendere il diritto al reintegro, in caso di licenziamento senza giusta causa, a tutti i lavoratori, anche a quelli delle ditte che hanno meno di 15 dipendenti. INDICE Nuovo turno elettorale in Olanda, nuovo trionfo della
coalizione di centro destra.
L'obiettivo del primo ministro Jan Peter Balkenende è stato quasi raggiunto e forse potrà ora governare senza il pericoloso aiuto della Lista dell' Lpf, il partito di estrema destra che fino a qualche mese fa faceva capo al leader xenofobo Pim Fortuyn. Le elezioni si erano infatti rese necessarie dopo la crisi di governo del 16 ottobre 2002. Quel giorno il partito cristiano-democratico e quello liberale avevano deciso di rimettere il mandato nelle mani della Regina (dopo soli tre mesi di lavoro) per non continuare a governare insieme all' Lpf, che, avendo ottenuto un discreto successo alle precedenti elezioni, era indispensabile a garantire la maggioranza alla coalizione. La scelta di Jan Peter Balkenende è stata premiata dagli elettori: i democristiani hanno ottenuto 44 seggi, i liberali del Vvd 28, mentre i laburisti si sono fermati a 42. La coalizione di centrodestra ha ora quasi la maggioranza per governare da sola (72 seggi su 150), e potrà cercare gli ultimi seggi necessari tra le file di qualche piccolo partito o, addirittura tra quelle dei laburisti. Punita la Lista Fortuyn, che conquista solo 8 seggi contro i 26 ottenuti nelle precedenti elezioni. INDICE Alle elezioni europee di quest'anno potrebbe esserci
anche una lista intitolata all'ex leader socialista.
E' stata Stefania Craxi, la figlia di Bettino, ad annunciarlo la scorsa settimana. Stefania Craxi ha specificato che il progetto non è ancora in cantiere, anche se al momento non lo si può escludere. La figlia dell'ex segretario del Psi si è anche occupata della annunciata inchiesta parlamentare su Tangentopoli e sulla magistratura politicizzata: "Qualcuno deve sporcarsi le mani e indagare su questi 10 anni della Repubblica, i peggiori della storia del nostro Paese". La figlia dell'ex presidente del Consiglio ha parlato di inchieste sotterrate, ingiustizie perpetrate e di una magistratura che ha usato due pesi e due misure. INDICE La Commissione Affari costituzionali della Camera ha
approvato, la scorsa settimana, un provvedimento che elimina i "culti
ammessi" e che sancisce uguale dignità a tutte le religioni. Le norme su i
"culti ammessi", che vennero istituiti dal regime fascista, sono stati
cancellati con un voto quasi unanime. Solo la Lega si è dissociata e ha
votato contro. INDICE
Marco Pannella ha ricevuto la notifica
della condanna a quattro mesi di carcere, conseguenza della distribuzione
gratuita di hashis del 1995.
Pannella non finirà però in un
penitenziario, il Tribunale ha infatti convertito la pena in otto mesi di
libertà vigilata. INDICE
Sabato notte è deceduto Francesco
Trussardi, che è rimasto vittima di un incidente stradale.
La sua auto, una Ferrari, si è schiantata verso le quattro del mattino contro un palo della luce, sulla Provinciale 86, nei pressi di Bergamo. Francesco, che aveva solo 29 anni, era
alla guida dell'azienda di famiglia dal 1999, e cioè, dalla morte del
padre Nicola, anch'egli scomparso in un drammatico incidente stradale. INDICE
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